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Il Maca ci proietta oltre le nostre montagne

Egregio Direttore, caro Piero,

considera quel che stai per leggere una riflessione, priva di qualsiasi altra pretesa. Riflessione, per giunta, sollecitata da te e da chi, dopo di te,  ha ritenuto giusto condividere il tuo pensiero.

In questi tempi di chiusura tutto sembra non esistere più. A volte stentiamo a sentire vive e aperte al mondo persino le nostre persone. Noi!

Rileggere del MACA mi ha spinto a ripensare al significato di quel Museo in questo ambito sempre più sguarnito e scolorito e, per giunta, ora chiuso anche alla socialità, che era l’unica nostra ricchezza, aggiunta al MACA, il quale ha sempre promosso anche quella, insieme a una cultura moderna, capace di proiettarci al di là delle montagne che ci limitano e a volte ci condizionano la vita.

Ringrazio il Maestro Vigliaturo per avermi fatto fare bella figura ogni qualvolta ho potuto mostrare a persone care, provenienti da altre località, una ricchezza artistica tutta nostra, allocata, c’è da dire anche questo, in una struttura superba, capace di porgerla ed esaltarla  nella maniera più giusta.

Non volevo dire altro, solo che anch’io sono orgogliosa di averlo e di poterne godere.

Ringrazio il Maestro Silvio Vigliaturo, che ha resi un po’ internazionali anche noi;  ringrazio i sostenitori del MACA e, inevitabilmente, gli amministratori che ce lo salvaguardano.

Franca Azzarelli

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