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Pensieri sparsi sulla morte

Avete presente un chicco di grano? Il contadino lo semina nel campo. Lo fa affondare nel terreno. Lo seppellisce. Nel momento in cui il chicco, al buio della terra soffice e umida, scompare, è allora che può nascere la vita. Nel momento in cui il chicco muore, spuntano due foglioline verdi che crescono, diventano forti. Poi muoiono di nuovo con l’arrivo dell’inverno, per poi rinascere a primavera.

Vita, morte, ancora vita, e ogni volta la vita è più grande. Il seme diventa foglia, la foglia diventa spiga, la spiga grano.

Così accade a noi, anche se siamo convinti che la nostra morte avvenga una volta sola. In realtà, in questo momento, milioni di cellule del nostro organismo muoiono e vengono sostituite da altre cellule. Se il suddetto ciclo di vita e morte non avvenisse, noi non potremmo crescere.

La nostra vita è l’onda di un movimento senza fine che ci porta sempre avanti, verso un oltre che non conosciamo, ma che esiste già. Come un chicco di grano non sa che diventerà spiga, così noi non possiamo prevedere ciò che saremo. Eppure, sappiamo perfettamente che matureremo, diventeremo grandi.

Non è un concetto comprensibile razionalmente perché la nostra mente vive il tempo in una dimensione lineare, in cui il passato genera il presente. Invece, la realtà vivente ha una direzione inversa: va dal futuro al presente.

Mi spiego meglio. Vi è mai capitato nella vita di rendervi conto, molto tempo dopo, il motivo per cui, proprio quel giorno, siete andati in un determinato posto e avete incontrato quella persona? Avrete certamente capito che il vostro presente non era sollecitato dal passato, ma dal futuro. Come si dice spesso, era destino che vi trovaste in quel momento in uno specifico luogo. E’ successo perché era il futuro a chiederlo.

La vita dell’uomo è un presente imbevuto di futuro. Siamo protesi verso una direzione che non conosciamo, ma che già esiste dentro di noi, ci chiama. Il nostro compito è di vivere intensamente il presente, certi che non è fine a se stesso, ma ha la sua destinazione.

Una certezza che abbiamo, forse l’unica, è che prima o poi la natura vuole che moriamo. E’ un processo naturale: lasciamo il posto a chi verrà. Quando pensiamo alla nostra morte, la immaginiamo relegata in una data remota e astratta, che non ha nulla a che vedere con le giornate che stiamo vivendo. A volte preferiamo non pensarci proprio, perché la concezione occidentale di morte è molto negativa. La vorremmo evitare, anche se è impossibile.

Invece dovremmo sapere che potrebbe essere proprio in un giorno normale che la morte si presenterà davanti a noi, per strapparci da un’esistenza che forse aveva ancora tanti progetti da realizzare. Per questo è necessario superare quella sorta di censura attorno all’ora della morte e rendersi conto che la vita non si svolge in funzione della quotidianità, ma della meta finale.

Molti, di fronte alla morte, vivono o di grandi disperazioni o di grandi certezze.

Dal concepimento alla morte, la vita è un lungo cammino d’iniziazione, un ciclo di esperienze che si susseguono. Ogni nuovo giorno è inizio, in ogni respiro ci è offerto l’apprendistato di imparare ad accogliere e restituire. Io, prima di addormentarmi, restituisco il giorno che mi è stato dato ed entro nella piccola morte della notte, per poi rinascere a ogni alba.

E quando ti trovi davanti alla morte, quella vera e definitiva, come ti comporti? Io di situazioni pericolose ne ho vissute. Tremavo, pregavo, sentivo freddo. Provavo a pensare ad altro. Lei è sempre lì, non si muove, non arretra e allora – con gli occhi bassi e un filo di voce – ho iniziato a parlarci per tentare di negoziare. In silenzio ho aspettato una risposta quando ancora ero in bilico e non sapevo come sarebbe andata a finire.

Quel silenzio…. interminabile mentre passano le ore.

Davanti alla morte, soprattutto in giornate del tutto usuali, non si è mai davvero pronti. Se non è arrivato ancora il tuo momento, si sente una voce, poi ancora un’altra, vedi la luce in fondo al tunnel. Come quando apri gli occhi e vedi l’alba che sorge.

Non dovremmo avere paura della morte. Questo è vero. Tuttavia, si tratta di un elemento naturale e necessario. Dobbiamo accettarla così com’è, imprevedibile, dolorosa, apparentemente insensata.

Tuttavia, senza morte non ci sarebbe vita. Se fossimo immortali, inoltre, non vivremmo con intensità il presente. Saremmo solo tesi al passato e a questo momento, qui e ora. Non ci sarebbe futuro. E senza né vita, né futuro, come potremmo vivere oggi con la passione che stiamo dimostrando?

Elena Ricci

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