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Su Serra di Buda non vi era un vulcano

Arcangelo Scacchi, nato in Gravina di Puglia nel 1810, fu famoso mineralogista, geologo e vulcanologo. Resse la cattedra di mineralogia dell’Università di Napoli.

Nel corso delle sue ricerche fece varie escursioni in Calabria.

Me ne sono occupato su “Confronto”, riportando una sua lettera indirizzata allo zio, riguardo al presunto vulcano che la tradizione dice esservi stato in Serra di Buda. Lo Scacchi concludeva, nella lettera, che non vi era stato alcun vulcano.

Ritorno sull’argomento del presunto vulcano, escluso da ricerche recenti più approfondite e con mezzi all’avanguardia. Ho rinvenuto una memoria del citato studioso, presentata nell’adunanza della Regia Accademia delle Scienze fisiche e matematiche di Napoli, letta il 1° dicembre 1888.

La memoria reca il titolo: Il vulcanetto di Puccianello, e fu pubblicata negli Atti della citata Accademia.

Scacchi riporta che, nel 1839, presso Caserta s’imbatté “in alcuni massi che sembravano formati di nera trachite, e persuaso che i grandi massi di rocce vulcaniche non si trovano presso le bocche eruttive, mi affrettai a cercare la loro provvenienza, e dopo pochi passi, trovai abbandonata la fornace di calce, nella quale il tufo fuso aveva dato la presunta trachite”.

A questo punto si ha il riferimento, che si riporta integralmente: “Per la facilità di essere tratti in errore quando si hanno rocce formate di silicati con segni di fusione, non sarà inutile raccontare un fatto osservato nel 1845. Mi era dato a credere che presso Acri, in Provincia di Cosenza, esisteva un vulcano estinto, e si aggiungeva la leggenda, che per miracolo di un Santo del luogo (San Giovanni d’Acri [ndr leggi B. Angelo d’Acri]) il vulcano si era estinto. Viaggiando per le Calabrie non mancai di visitare il supposto vulcano, e trovai che tutto contribuiva ad una facile illusione. Vi era una collina conica non dissimile per forma da un cono vulcanico con breve superficie piana nel vertice. Intrapresa l’ascensione della collina, l’illusione cominciava a dileguarsi, trovando per tutto rocce granitiche, e giunto al vertice trovai le stesse rocce granitiche con chiari segni d’incipiente fusione. Allora mi persuasi non trattarsi di altro che dell’incendio di una catasta di legne raccolte sulla breve spianata della collina”.

Arcangelo Scacchi morì a Napoli il 1893.

Sulla “leggenda” ecco quanto depone, nel processo di beatificazione del P. Angelo d’Acri, Giuseppe Lupinacci ex provinciale dei Minimi: “Mi ricordo avere inteso dalla mia ava Francesca Scaglione, che nei vicini monti Serra di Buda, Logna e S. Cataldo si vedevano in tempo di notte delle vampe di fuoco, che mettevano terrore a tutti gli abitanti fi questa terra, e che il venerabile servo di Dio portò divisamente sulle proprie spalle, e piantò nelle rispettive vette una croce di legno per luogo, dopo di che non si vide più né fuoco, né altro in detti luoghi, e rimase nel popola la devozione di portarsi nel giorno della Santa Croce a venerare li legni piantati da P. Angelo, qual divota pratica ancora perdura, e perciò la notizia del fatto è presso tutti publica (sic) e notoria”.

Ho voluto riportare il responso del noto naturalista come mera curiosità.

Nei nostri tempi vari studiosi, come si diceva, hanno dato vita ad analisi, ma del fenomeno di vetrificazione della roccia di Serra di Buda non si è riusciti a dare un “responso” certo.

L’amico Francesco Foggia ha seguito i citati studi e, se non vado errato, ne ha scritto sul nostro sito.

Forse queste note susciteranno, ancora una volta, discussioni e ipotesi.

Altra volta, dopo avere riportato affermazioni e smentite, conclusi, per fare una battuta: – Vi dò io la spiegazione del fenomeno: vi è atterrato un UFO -. Fui preso in parola e vi fu chi scrisse: – Abbruzzo dice che su Serra di Buda è atterrato un UFO -. Come si vede, a volte, non si può nemmeno ironizzare!

Giuseppe Abbruzzo

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