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Diritti e doveri

“Se chiami un diritto risponde un dovere. Se hai sete bevi ma lava il bicchiere, così chi vien dopo ha il bicchiere pulito. Diritti e doveri, non so se hai capito” (Anna Sarfatti)

Questa parte della bellissima poesia appena citata ben si adatta alla situazione presente, nella quale ognuno rivendica diritti, dimenticando che questi ultimi non possono esistere svincolati dai doveri. Vedere migliaia di persone in piazza a manifestare contro il green pass al grido di “libertà”, ci fa venire in mente che le libertà del singolo sono sacrosante e vanno protette ma in un contesto più generale nel quale le libertà individuali non ledano l’interesse collettivo. Rifiutare il vaccino e pretendere di muoversi liberamente ovunque, divenendo di fatto possibili vettori di infezione, non è solo irrispettoso verso il prossimo ma lo troviamo financo offensivo verso chi ha, vaccinandosi, deciso di accettare un rischio – minimo ma presente in ogni vaccinazione – in nome di un obiettivo comune che è quello di limitare la diffusione del virus. Chi ha rifiutato e rifiuta il vaccino e pretende, comunque, libertà di movimento, lo fa contando, furbescamente, su chi ha deciso di immunizzarsi. I dati ci dicono che, in quella che è ormai la quarta ondata, 9 pazienti su 10 che entrano  in terapia intensiva sono non vaccinati, mentre che è immunizzato, anche solo parzialmente, ha un rischio bassissimo di ricovero. La maggior parte dei decessi recenti hanno riguardato anziani non vaccinati. Nonostante i dati statistici confermino l’efficacia della vaccinazione, l’esercito dei no vax continua la sua battaglia, incurante di quello che riteniamo l’interesse generale. Ancor meno comprensibile ci risulta la reticenza tra i sanitari. 

Più complesso, a nostro personalissimo modo di vedere, è il discorso che riguarda la vaccinazione dei minori a partire dai 12 anni. In questo caso, riteniamo che ogni decisione debba essere frutto di un’attenta valutazione del rapporto rischio/benefico in quella specifica fascia di età. Null’altro, solo una maggior ponderazione.

Come si vede, il discorso è complesso. Una cosa, però, ci pare, abbastanza chiara: il virus ha la capacità di mutare per adattarsi alle mutate condizioni immunitarie dell’ospite e, di mutazione in mutazione, si rischierebbe di imbatterci in qualche variante verso la quale il vaccino potrebbe non essere efficace. L’unico sistema per arrestare questo meccanismo è la vaccinazione su ampia scala. Con la vaccinazione estensiva, come da più parti sottolineato, il COVID si trasformerebbe in una comune influenza. Vaccinarsi è un atto d’amore verso il prossimo oltre che verso se stessi, un modo per garantirci un futuro libero da minacce, nel quale tutti possiamo essere liberi. Un gesto di responsabilità individuale e collettiva. 

Massimo Conocchia

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