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A proposito dell’abbazia della Madonna del Rinfresco

Le leggende, i racconti popolari ecc., per avere un qualche valore storico vanno verificati. Così spesso non accade e c’è chi finisce per credere che tutto sia storicamente fondato.

Raffaele Capalbo riporta la leggenda della badia della Madonna del Rinfresco: “in tempi remoti, al di qua del Vullu de’ Judii, sorgeva una rustica nicchia, nella quale era dipinta, in affresco, l’immagine della Vergine. (…)

Un mattino, all’alba, una vecchietta dopo aver deposto nella nicchia un mazzolino di fiori e recitata una prece, si mise ad attingere acqua dal pozzo (ndr retrostante), quando, tutto a un tratto, le si presentò una Signora bellissima, radiosa, riccamente vestita e tutta infiorata, la quale, a lei rivolta, con un sorriso le disse: – Va dal sacerdote Salvidio e digli che voglio fabbricata una chiesa -”.

La vecchietta cercò di guardare meglio, ma l’immagine scomparve e si “vide come una nuvola d’oro evanescente, la quale andò dileguandosi per aria”.

Capalbo, nella nota relativa scrive: “Questa tradizione orale è stata confermata dai registri frammentari della parrocchia di S. Nicola di Belvedere, nei quali (pag. 118 Anno 1696) si legge: ‘D. Xanthus Salvidio Abbas S. Mariae Refrigerii t.ra Acrii’. Ond’è che l’Abbazia fu fondata prima del 1696”.

L’annotazione dei registri suddetti dimostra solo che, nell’anno suddetto, vi era abate D. Santo Salvidio.

Altri, non sappiamo in base a quali documenti, asserisce che la chiesa “venne edificata dal parroco Giacomo De Piris nel 1521”, sempre dietro l’apparizione della Vergine già riportata.

In quanto alla leggenda, chi scrisse dopo la menò per buona non preoccupandosi di verificare, se non sulla base di documenti, difficili a reperirsi, ma almeno a rigore di logica. Siamo di fronte al consolidato copia-incolla, che non ha alcun valore.

L’abbazia in questione, giustamente deduce Capalbo, è anteriore al 1696; ma lo è di molto.

Va precisato che l’immagine, della quale si dice è la Madonna che allatta (Galaktotrophousa), detta, appunto, Madonna del Rinfresco, e il culto va ricondotto al rito bizantino. L’abbazia, come tante altre sconosciute e poco note presenti nel territorio di Acri, era, perciò, bizantina, ossia opera dei Basiliani, dei quali abbiamo indicato alcune abbazie acritane, delle quali resta memoria, in un apposito articolo apparso su questo “sito”.

D. Giuseppe Vercillo, che diffuse il culto della Madonna di Costantinopoli, scrisse un opuscolo dal titolo Origine, e progresso del culto di Santamaria di Costantinopoli (Napoli, 1834). Don Vercillo identifica il culto con quello del Rinfresco. Scrive, infatti: “È osservabile in questa provincia una moltitudine di Cappelle, e di così dette, Cone, o piccole volte isolate, nel cui fondo stà dipinta a fresco l’immagine di Costantinopoli, ove conserva questo titolo, ove ne rimangono le vestigia (…) In Acri sulle sponde del torrente detto Calamo la Cappelletta di Costantinopoli è custodita in un Romitaggio, opera di un pio Sacerdote di colà: dietro l’altare stà picciola fonte, che mai dissecca, né sormonta: quindi l’appellano la Madonna del Rinfresco”. Il Vercillo, perciò, è convinto dell’origine bizantina di quello che dice “romitaggio”.

La chiesa, della quale si dice nella leggenda, probabilmente fu riattata dal sacerdote Salvidio, che era abate di nome e non di fatto di una abbazia all’epoca ormai inesistente.

Come si vede le leggende, interpretate a modo proprio dal Popolo, contengono qualcosa di vero, ma solo qualcosa, il resto va ricercato nella storia.

Va riportato, infine, che la precisazione del Capalbo: “Nel piano adiacente e lungo la riva sinistra del Calano si celebrava ogni anno, nella domenica di pentecoste, una fiera che ebbe la sua importanza fino al 1860”. Di fatto la fiera si celebrò, anche se di poca importanza, fino al dopoguerra 1940.

Si è voluto riportare della fiera, perché a Squillace, il 1° maggio, si celebra la festa in onore della Madonna del Ponte o del Rinfresco.

Giuseppe Abbruzzo

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