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Riflessioni a caldo sul voto regionale

L’esito – per certi versi scontato, per altri meno – delle elezioni regionali calabresi impone alcune considerazioni. Anzitutto l’affluenza: un dato allarmante, che vede i partecipanti al voto, da tempo, attestarsi ampiamente sotto il 50% degli aventi diritto e che deve far riflettere e non poco.
Andiamo per ordine, procedendo con la ampiamente prevista vittoria del Centro-Destra, in forza di una coesione che è mancata dall’altra parte. Il Centro – Sinistra ha vinto in molte parti d’Italia, in alcune grandi città come Napoli, Bologna e Milano al primo turno in forza di una coesione, che è stata ampiamente premiata dagli elettori. In questo ambito, ci sia consentito esprimere tutta la nostra soddisfazione per come l’elettorato calabrese ha trattato una certa parte di Sinistra, che aveva come obiettivo palese la rottura e la frammentazione. Un mortificante 1.7%, ben lontano dalle ottimistiche previsioni degli interpreti di questa brutta pagina della politica regionale, che si autoaccreditavano ampiamente sopra le due cifre, è una risposta chiara e inequivocabile. Finalmente, si chiude una pagina durata oltre 40 anni. Un fenomeno simile lo si può osservare anche nel Centro-destra con la sostanziale scomparsa di formazioni un tempo vive e vitali e oggi praticamente eclissate sotto i colpi degli eventi, della storia e degli elettori.
Il Centro-Sinistra ha cercato di reggere bene il colpo, dovendosi guardare da più parti. Una serie di errori e incertezze, compresa la titubanza nello scegliere il candidato Governatore, un dialogo mancato, per lo meno in termini paritetici, con De Magistris, hanno fatto il resto.
L’ex sindaco di Napoli ha confermato sostanzialmente le previsioni, attestandosi ampiamente sopra il 15%. Ad Acri, Luigi De Magistris ha ottenuto una buona affermazione, superando ampiamente la media regionale.
Qualche considerazione sui candidati locali: un po’ di settimane fa, su queste colonne, esprimemmo chiaramente il pericolo di una eccessiva frammentazione dei consensi. Tanti candidati finiscono inevitabilmente per indebolire la proposta per la dispersione che ne consegue. Nessun candidato locale si è avvicinato ad Acri alle quattro cifre. In qualche caso, candidati non locali hanno superato quelli locali e, comunque, ci sono state coalizioni nelle quali candidati “forestieri” hanno raggiunto e superato il 20% dei consensi dati agli autoctoni. Segno, sicuramente, di una non efficace incisione.
Non ci appassionano i paragoni impropri e riteniamo che ogni competizione elettorale faccia storia a sé. Tuttavia, non sono mancati coloro che, impropriamente dal nostro punto di vista, hanno caricato queste elezioni di una valenza che non gli apparteneva, ossia le hanno viste come un esercizio in vista delle prossime amministrative ad Acri. Ripetiamo, non crediamo in questa interpretazione. Se, per assurdo, volessimo seguire taluni su questa strada, non potremmo esimerci dall’osservare che l’esito delle presenti elezioni ha tutt’altro che chiarito gli scenari e che, in molti campi, ci sia ancora tanto lavoro da fare su tutti i fronti, non delineandosi all’orizzonte una prospettiva chiara, matura e nitida in nessuno degli schieramenti in essere o in fieri.
Facciamo qui punto, con l’augurio che i nuovi governanti regionali si possano distinguere dalla maggior parte dei loro predecessori.

Massimo Conocchia

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