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Sulla morte di Enrico d’Aragona

In una lettera inviata da Vito Capialbi al siciliano Leonardo Vigo, studioso di cultura popolare, l’8 giugno 1847, si comunicano notizie sulla morte di Enrico d’Aragona. Vigo – autore di varie pubblicazioni -, come si evince dallo stralcio della lettera, che si riporta di seguito, chiedeva notizie sulla poesia popolare calabrese. Ecco cosa si risponde e che trascriviamo pedissequamente:

“Circa a’ canti Calabresi, che desidera: il più antico (per quanto io mi sappia), stampato in Cosenza nel 1478, si conserva nella biblioteca Corsiniana in Roma, e riguarda la morte di Errico d’Aragona figlio spurio di re Ferdinando I. Sono certe canzone in terza rima, e quella del I° capitolo comincia:

A lagrimari viiu chi incomenza

Tutta Calavria ……………….

……………………………….

   A li ventuno jorni de lu mise

Passato de novembru: ve replicu

  Chi a Terranova al scura castellu

  Fo morta lu signure Donna Erricu.

Non te rencrisca Joanni Murellu

    In chista terza rima fari un motta

    E diri l’annu chi fo mortu quellu.

Marchise Donna Erricu excelsu e doctu

   Fo mortu comu sempri intisi aviti

   Al milli e quattrucentu settantottu.

Vedete da questo squarcio l’anno della composizione e della stampa delle tre funebri canzoni dirette a Ferrante de la riali casa di Ragona: indicasi il nome del poeta Joanni Murellu il castello di Terranova ove morì D. Errico, e dicesi che il principe fu

Maritu de Madama Pulisena

Chi è rimasta sula e viduvella

Gravida allura ………………

D. Errico in fatti spurio, come dissi di sopra, di re Ferdinando I, sposò Polisena Centeglies, figlia del marchese di Cotrone don Antonio e di Errichetta Ruffo e fu investito del marchesato di Gerace a 21 maggio 147.3 Egli trovandosi governatore delle Calabrie fe’ prigione per ordine del re a 26 gennaio 1466 il marchese di Cotrone suo suocero. Molti diplomi, ch’esistono nel mio domestico archivio sono così diretti: Ferdinandus Dei grada rex Sicilie Hierusalem et Hungherie. Illustrissimo, et carissimo filio nostro Don Henrico de Aragonia in Provincia Calabrie nostro generali Locumtenenti paterni amoris affectum”.

L’autore di queste cantiline Giovanni Morelli è stato noto a tutti gli scrittori della Storia Calabrese, Barrio, Fiore, Amato, Sambiase, Fabrizio Castiglio-Morelli. marchese Spiriti ed all’istesso Carlo Nardi. A, me pare, se non vado errato, ch’egli fosse stato quel Giovanni Battista Morello Cosentino, a cui scrisse il Parrasio un’epistola che comincia: «Ingeniose (inquis) et erudite rimatus es apud Ovid. veram lectionem VI Metamorph. hoc versu… Variusque Deoida serpens»: epistola, che trovasi alla pagina 71 del bellissimo, e rarissimo libretto: Jani Parrhasii liber de rebus per epistolam quaesitis, stampato da Errico Stefano nel 1567 di cui un elegante esemplare conservo nella domestica biblioteca, e nelle pag. 121 dell’edizione fatta in Napoli nel 1771 da Saverio Mattei”.

“Questo Gio: Battista Morelli si ricorda anche da Francesco Manfredi nell’epistola posta in fronte al volume De patricia Cosentina nobilitate, Ven. 1713, e pare che coll’epoca approssimativamente ci accostiamo.

Ad Janum Morelli è diretta una delle satire di Giano Anisio, nella quale esso Anisio dopo aver ricordato varî letterati amici gli dice:

Inque adeo testis, quo utor censore, et amico,

 Candide Morelli, interpres fidissime Phoebi”.

Per chi volesse approfondire segnaliamo: nell’800, Enrico Pèrcopo: La morte di don Enrico d’Aragona: lamento in dialetto calabrese: 1478. L’opera fu pubblicata in Napoli, dopo il 1888 presso Giannini. Altra pubblicazione è di Antonio Altamura “il quale ha tenuto presente il testo del Percopo e la stampa originale”, sottolinea il prof. Antonio Piromalli, nella Letteratura calabrese.

La composizione del Maurelli invita la Cabria a piangere la morte di don Enrico:

Piangi Calabria, e cu(m)bogliate tutta

D’un panno negro, pir signu de doglia,

co sì rimasa diserta e distrutta.

…………

                       E mustra li duluri,

continuamente, e non mancari mai,

pinsandu a chi te fo covernaturi;

ch’è mortu a Terranova, comu sai,

alli meglio anni de la iuventute,

iovini e bello con animo assai.

Enrico morì, insieme ad altri, il 21 novembre 1478, nel castello di Terranova da Sibari, ospite di Marino Correale di Grotteria, dopo aver mangiato funghi. Inutile si rivelò il ricorso della moglie, Polissena de Centelles, a S. Francesco di Paola, tendente a far guarire il marito dall’avvelenamento.

Giuseppe Abbruzzo

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