La vita è la nostra maestra

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Ricordi cosa ho detto nello scorso articolo? Ti ho parlato di alcune linee guida per affrontare il grande gioco: la vita.

La prima regola era quella di amare e onorare il tuo corpo, in quanto è l’unica certezza che hai. Ora è il momento di parlare di insegnamenti, quelli che ci offre la vita stessa.

Perché siamo qui? Qual è il nostro scopo? Da sempre gli uomini hanno cercato di scoprire il significato della vita. Nel corso di questa ricerca senza fine, abbiamo capito che il significato della vita è diverso per ogni individuo. Ognuno di noi ha il proprio fine e un preciso sentiero, unico e separato da quello di tutti gli altri.

A volte ci viene naturale chiederci perché noi siamo fortunati e altri no. O viceversa. Perché noi siamo felicemente sposati e il nostro amico ha appena divorziato? Perché i miei genitori stavano bene economicamente e io no?

Dobbiamo imparare a camminare sul nostro sentiero personale. Talvolta andremo in una direzione radicalmente diversa da quella degli altri. Viviamo in un mondo dell’apparenza dove si fa tanta fatica a dimostrare ciò che realmente siamo. Un mondo dove, a volte, siamo incapaci di distinguere ciò che conta, il pane dal companatico.

Smettiamo di sentirci vittime del fato o delle circostanze e prendiamo potere. La vita così smetterà di “accaderci”. Dobbiamo essere ricettivi, disponibili ad accogliere ogni evento che la vita ci presenta. Questo perché in ognuno di questi c’è qualcosa da imparare.

Gli eventi che ci accadono non sono espressione della fortuna o della sfortuna. Si tratta di conseguenze alle nostre scelte e al modo in cui le affrontiamo. A volte abbiamo successo ed è bellissimo. Ci sentiamo felici e appagati. Altre, falliamo, ma non dobbiamo pensare che questa condizione sia per sempre.

I fallimenti sono parte del processo di apprendimento. Dagli errori non possiamo che imparare e migliorare. Non dobbiamo avere paura di sbagliare. Né dobbiamo incolpare la sorte per quello che ci accade.

Nel corso degli anni, ho imparato ad avere pazienza. Mi sono ritrovata in situazioni in cui mi sentivo sotto pressione e seccata. Ero convinta che dovevo fare le cose a modo mio e facevo resistenza al cambiamento. Le mie mandibole erano serrate e sospiravo continuamente.

Mi arrabbiavo quando qualcosa non funzionava. Mi sentivo frustrata e perdevo facilmente la pazienza. Poi, un giorno, mi sono resa conto che non era la sorte a far andare male le cose. Erano le scelte, mie e delle persone.

Dovete sapere che, quando mi sono trasferita ad Acri mi sono iscritta a scuola guida. La prima scuola assegnatami era a Corigliano. Era maggio. Presa la patente, mi spostavo in auto nei vari comuni, con l’attenzione e i timori di una guidatrice inesperta.

La mia inesperienza mi ha portata a sbandare rovinosamente e sono finita in un crepaccio. Ho riportato una profonda ferita sul volto. Con le poche forze che avevo sono riuscita a risalire sul ciglio della strada ma non passava nessuno. D’un tratto è apparsa un’auto e l’autista, in pochi istanti, invertì la marcia. Scappò.

In lui si mescolarono paura e voltastomaco, ma poi accadde l’inimmaginabile. Dopo pochi metri frenò. Probabilmente, in quel momento quell’uomo si guardò dentro. Rientrò in se stesso e tornò indietro. Ha scelto di soccorrermi. Scese dalla macchina e mi chiese scusa per non essersi fermato subito. Appena arrivato all’ospedale di Acri, dopo essersi accertato che avessi le prime cure, se ne andò.

Scegliere è un colpo di scena, sempre. Bisogna farlo, ogni giorno. Dalle scelte e dalle loro conseguenze nascono poi gli insegnamenti della vita. Perché è lei la nostra grande maestra. Ogni giorno ci pone davanti a dei bivi. Possiamo scegliere se andare da una parte o dall’altra. Ad ogni modo, sapremo che quella strada ci porterà in qualche posto e che ci trasformerà in persone diverse.

Elena Ricci

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