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Anno nuovo, avanti… avanti!

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L’inizio di un nuovo anno porta con sé, inevitabilmente, speranze e attese; quello appena iniziato, non può certo sfuggire a questa regola, viste le incertezze e i problemi che il precedente, appena trascorso, non è riuscito a portarsi via. E’ indubbio che l’avvento del 2021 era coinciso con aspettative diverse rispetto ai problemi che ci attanagliano da due anni. L’avvento dei vaccini era stato salutato come l’inizio della fine della pandemia. Sebbene la campagna vaccinale abbia prodotto indubbi risultati sul piano della maggiore protezione degli immunizzati per lo meno sotto il profilo dello sviluppo delle forme gravi di malattia – ne è la prova il dato oggettivo che oltre il 90% dei posti occupati in terapia intensiva è rappresentato da non vaccinati -, è altrettanto difficilmente dubitabile il fatto che il virus continua a correre e a passare da variante a variante e che, verosimilmente, il Covid diventerà una patologia cronica, ricorrente,  per la quale saranno probabilmente necessari richiami vaccinali, opportunamente aggiornati, come succede per l’epidemia influenzale. In sintesi, si può senz’altro affermare che il 2021 non ha portato alla completa realizzazione delle nostre attese iniziali ma è altrettanto vero che, senza i vaccini, ci saremmo trovati oggi a piangere molti più morti e a fare i conti con più stringenti limitazioni delle nostre libertà di movimento. Tutto ciò premesso, veniamo ora alle attese per il nuovo anno. I desideri sono tanti e non sapremmo da dove partire con la nostra lista. Sul piano squisitamente sanitario e della pandemia, ci aspettiamo una progressiva neutralizzazione delle varianti grazie al completamento della campagna vaccinale e al buon senso individuale, che dovrebbe imporci la prosecuzione di quelle misure di profilassi che rappresentano, in definitiva, un gesto di amore verso noi stessi e gli altri. Ma non c’è solo il Covid a popolare la nostra lista dei desideri: ci aspettiamo, nell’immediato, che alla massima carica dello Stato possa salire una figura di alto profilo, la cui scelta non è certamente facile, visto il parterre da cui attingere ma confidiamo che, alla fine, si possa convergere su un personaggio non usurato e al di sopra di ogni sospetto. Tanti, tanti altri sono i nostri desideri in questa alba del nuovo anno: ci aspetteremmo, specie nell’attuale difficile contesto, una maggiore coesione sociale e una politica che guardi con attenzione alle fasce più deboli, anche se questo dovesse significare il sacrificio di piccoli interessi corporativi e di bottega. Chi più ha è giusto che faccia un piccolo sforzo aggiuntivo verso chi è meno protetto. Saremmo, inoltre, felici se, in settori cruciali come la scuola e la sanità, gli operatori capissero che il loro agire non può essere svincolato dal rispetto delle regole generali e che non si possa operare in certi settori senza essere vaccinati. Il vaccino, ben lungi dal rappresentare una violenza, è una misura tesa a garantire a tutti di potere vivere e lavorare con maggiore tranquillità. Personalmente, siamo favorevoli all’introduzione dell’obbligo vaccinale, che, da una parte, rappresenterebbe un’assunzione di responsabilità giusta da parte di chi governa, dall’altra solleverebbe chiunque, specie chi deve decidere per altri (minori o persone non in grado di esprimere un consenso) da un peso notevole. Ci aspetteremmo, ancora, che l’avvio di una stagione di conflittualità che ha caratterizzato l’ultima parte del 2021, possa essere agevolmente superata grazie a una disponibilità bilaterale, che riparta da una maggiore attenzione verso le categorie sociali più deboli. Tanti auspici, insomma, e un cumulo di attese per un nuovo anno che si avvia in mezzo a problemi vecchi e nuovi.

Massimo Conocchia

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