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L’Italia dei due presidenti

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L’elezione di Sergio Mattarella a nuovo Presidente della Repubblica Italiana ha rappresentato, plasticamente, il dramma che sta attraversando, oramai da svariati anni, la politica italiana.

Al Presidente eletto deve andare il nostro più grande riconoscimento per avere svolto, con equilibrio e forte senso dello Stato, il suo ruolo di garante della Costituzione, compito che siamo sicuri riuscirà ad assicurare anche nel corso del prossimo settennato.

Da questo punto di vista, l’Italia è e sarà ben rappresentata.

Ma al netto di tale dato, non bisogna spingersi oltre e cimentarsi con robuste elucubrazioni di analisi politica, per rendere quello che credo sia il giudizio maggioritario del popolo italiano sulla vicenda.

L’elezione del Capo dello Stato, per sua intima valenza costituzionale, rappresenta il momento politico e civile in cui più forte dovrebbe manifestarsi il senso di appartenenza al Paese, l’epilogo di un percorso delle forze parlamentari, rappresentative della volontà sovrana dei cittadini, che dovrebbero ridurre ad unum quella prospettiva di pienezza dello spirito nazionale incarnata dal garante dalla Costituzione.

Questo percorso dovrebbe essere basato sulla “responsabilità” dell’azione dei partiti nella scelta.

In un momento storico in cui si è chiesto agli italiani di assumersi, cosi come hanno fatto, la loro responsabilità sociale ed economica degli effetti della pandemia, arrivando persino a limitarne la libertà personale a colpi di atti amministrativi, c.d. d.p.c.m., i partiti politici avrebbero dovuto percorrere, nell’elezione del Presidente della Repubblica, la doverosa strada di una scelta responsabile e ciò, non solo per il rispetto del necessario corollario di fondo, ma anche per dimostrare quel qualcosa in più al popolo che li legittima.

Se vi chiediamo di essere responsabili allora anche noi lo saremo in grado maggiore, eleggendo con animo di concordia, la più alta carica dello Stato.

Ma così, purtroppo, non è stato.

Abbiamo assistito, nel corso delle otto votazioni che hanno portato all’attuale incarico al Presidente Mattarella, ad una frenesia di insano tatticismo politico, a volte anche a tinte grottesche, il cui unico ed esclusivo scopo è stato quello di preservare gli attuali assetti della maggioranza e porre le basi di uno nuovo quadro politico, in vista delle prossime elezioni, che sarà connotato da sicure costanti instabilità.

In buona sostanza, è andato in scena il dramma di una politica volta al cupio dissolvi all’italiana, in cui però il desiderio di operare al disfacimento non si è rivolto a loro stessi, ai politici, che idolatrano il gattopardismo sino allo sfinimento delle loro passioni, ma ai cittadini, vittime sacrificali di una bramosia di potere che non conosce più limiti e senso di pudore istituzionale.                          

Stiamo già assistendo ed era inevitabile, al redde rationem tra i protagonisti dello spettacolo.

I partiti, oramai, sono scollati, salvo rare eccezioni, dal Paese reale, non riuscendo più a riprodurre le esigenze e le istanze di rappresentanza del popolo sovrano.

Si può affermare, senza ombra di dubbio, che gli stessi non assolvono più al compito loro proprio, corrispondente ad un’esigenza funzionale della democrazia rappresentativa, secondo il modello delineato dell’art. 49 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Che questa sia la inconfutabile realtà emerge dai dati sull’astensione elettorale, dai sondaggi sulla fiducia dei cittadini nei partiti, crollata al 5%, dalla quota di popolazione che non si informa di politica né partecipa, in forma diretta o indiretta, alla vita politica del Paese, rinunciando così a una dimensione importante della cittadinanza. Si tratta di circa 12 milioni 200 mila individui, il 23,2% della popolazione sopra i 14 anni.

Sono numeri allarmanti, che dimostrano come la democrazia italiana si stia gradualmente svuotando di contenuti sostanziali.

Il New York Times, all’indomani delle elezioni, ha definito il Presidente Mattarella il “guardrail” della “oscillante” democrazia italiana.

Bisognerà, quindi, recuperare con senso di dovere e costanza realizzativa, la ragione d’essere dei partiti, riportando al centro della dinamica politica la più ampia partecipazione dei cittadini.

Nel frattempo, nell’auspicio che ciò accada e sino alle prossime elezioni politiche, il Presidente della Repubblica Mattarella ed il Presidente del Consiglio dei Ministri Draghi, eviteranno i rischi che la democrazia italiana possa uscire di strada.

Angelo Montalto

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