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Sferzate

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Per diversi motivi i giovani sono tornati in piazza e lo fanno dando grandi sferzate agli adulti. Si era pensato che la pandemia li avesse zittiti e isolati nelle loro camerette e invece no. Sono tornati a vociare, a chiedere, a testimoniare. Lo fanno per diversi motivi: contro le molestie sessuali, contro gli stage che mettono a rischio le loro vite, contro le modalità didattiche tradizionali e ora contro la guerra.

A fine febbraio molti studenti di varie scuole calabresi sono scesi in piazza a Cosenza contro le molestie sessuali al liceo di Castrolibero. Molti gli striscioni, le ragazze hanno messo in piazza le loro voci, i loro corpi affermando dignità e coraggio con il pieno supporto dei loro colleghi maschi. Al liceo Righi di Roma una insegnante aveva avuto parole pesanti sull’abbigliamento di una ragazza che era a scuola con una gonna corta e l’unico effetto che l’insegnante ha avuto è stato che il giorno dopo in minigonna in classe sono andati tutti, compresi i ragazzi e l’insegnante ha dovuto scusarsi in pubblico.

Sono andati in piazza da Milano a Roma, a Napoli per dimostrare dissenso contro le modalità con cui vengono svolti gli stage nel programma di alternanza scuola-lavoro. Hanno di recente partecipato in gran numero (più di 10mila) alla consultazione pubblica promossa dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e hanno dato indicazioni chiare sulle possibili strade da seguire per innovare la scuola. Studenti e studentesse auspicano il superamento delle aule tradizionali e ritengono siano utili spazi-laboratorio per migliorare l’apprendimento sul campo. A loro avviso andrebbe data una maggiore importanza agli spazi extrascolastici come musei, biblioteche e impianti sportivi, anche questi utili per migliorare la didattica. Sono convinti che un maggior dialogo tra docenti e studenti o un miglioramento del benessere scolastico possano favorire un migliore apprendimento. A loro avviso le nuove tecnologie, già parte integrante della vita sociale dei ragazzi, dovrebbero essere trasversali a tutti gli insegnamenti. Auspicano poi una maggiore collaborazione tra scuola e territorio che può realizzarsi anche con una maggiore apertura degli spazi sportivi e culturali ad attività extra-scolastiche. La scuola non è un mondo a sé, è inserita in un contesto nel quale gravita la comunità che ci vive e migliorare il contesto scolastico significa migliorare tutto ciò che è intorno alla scuola. Gli studenti e le studentesse che hanno partecipato a questa grande indagine chiedono che a cambiare siano le modalità di insegnamento, chiedono ascolto per le loro istanze, il ripensamento dei metodi di valutazione e l’introduzione di nuove modalità didattiche e di nuove materie più al passo con i tempi.

Ora sono tornati in piazza contro la guerra, vogliono capire, vogliono conoscere gli eventi, la storia e la geografia. Le ultime riforme scolastiche (dalla Gelmini in poi) hanno di molto intaccato le ore di storia e geografia che sono diventate materia residuali, eppure come esseri umani siamo immersi nello spazio e nel tempo.

Conoscere bene, ad esempio, la geografia e la storia recente dell’Ucraina sarebbe una risorsa civica in più per i nostri studenti e le nostre studentesse. Speriamo gli insegnanti siano pronti a rispondere alle loro giuste domande…

Assunta Viteritti

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