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“Calipso – Il rimpianto di una dea” di Angelo Minerva. Una rilettura inedita del celebre racconto omerico

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Ho letto con vero piacere e interesse “Calipso – Il rimpianto di una Dea” che il poeta Angelo Minerva ha pubblicato con la Casa Editrice Zona Contemporanea di Genova. Si tratta di un poemetto che riprende, in chiave lirica e del tutto originale, le vicende e le figure dei personaggi principali dell’ “Odissea” di Omero.

Lo stile è moderno e nello stesso tempo accattivante e musicale, tanto che l’autore riesce a catturare l’interesse del lettore, coinvolgendolo nell’avvincente viaggio di Odisseo combattuto tra l’amore di due donne: l’amante Calipso, figlia di Atlante, e la moglie Penelope.

Il poeta riprende e descrive personaggi, divinità e luoghi della tradizione mitologica classica con una freschezza poetica che incanta, e conduce il lettore non soltanto a trasferirsi con la fantasia in quei luoghi edenici, ma lo stimola a riflettere, più in generale, sui sentimenti e sul destino dell’uomo. Infatti, anche se i versi si succedono agili e musicali, si mostrano ricchi di senso, di sfumature semantiche, e ogni parola si carica di un particolare significato e racchiude uno stato d’animo, un’emozione forte, una sensazione avvolgente, un’immagine di grande effetto.

Davanti agli occhi del lettore appare la seducente Ninfa Calipso che dorme tra le braccia di Morfeo, il Dio del Sonno. Il poeta entra in punta di piedi nell’antro della Dea, quasi a non voler disturbarne il sonno: “Non conta la bellezza, pur se divina / se non c’è il contatto di un corpo / rovente di passione nello spazio / intimo e ospitale dell’alcova…”.

Ed ecco che sull’isola di Ogigia incantata, dove i canarini intonano magiche melodie e da quattro sorgenti vitali sgorgano acque miracolose, arriva Odisseo: cosa accadrà tra lui e Calipso? Lo si scoprirà leggendo il poemetto, si può anticipare solo che se la Dea arde d’amore per il suo eroe, la mente dell’uomo, agitata dal desiderio quasi ossessivo di tornare ad Itaca, è fortemente e teneramente legata al ricordo della moglie Penelope.

Qui, però, troviamo una Penelope ben diversa da quella descritta da Omero, artefice dell’idea di una donna capace di aspettare fedelmente l’uomo che ha sempre amato, senza mai dubitare del suo amore, una donna in grado di gestire con grande coraggio e costanza la propria vita in un microcosmo marcatamente maschile.

 Il poeta moderno la pensa diversamente dal poeta dell’antichità: come può una moglie attendere il proprio marito per tanti anni senza mutare anche solo in parte i suoi sentimenti per lo sposo, che non vede ormai da troppi anni trascorsi in solitudine? Non si tratta più dello stereotipo della “Perfetta Padrona di casa” descritto dalla Bibbia, ma di una donna che matura propri stati d’animo, che si evolve nell’assenza del suo uomo e che ha una speranza segreta che, però, non è più quella tramandata dalla tradizione letteraria.

 L’opera, anche grazie a un magico e sapiente gioco semantico, affascina e attrae, e indubbiamente potrebbe rappresentare un valido strumento didattico per una riflessione, anche da un’ottica socio-pedagogica, sull’evoluzione della figura femminile così come appare nel poema omerico e nella Bibbia, all’attualità odierna in cui troviamo una donna ben diversa, una donna che lotta tutti i giorni sul posto di lavoro, nella società, all’interno della propria famiglia; una donna che non vuole essere schiava di un marito-padrone come Penelope, ma che anela alla propria emancipazione, anzi pretende la propria libertà. La Penelope di Omero aspetta pazientemente seduta al telaio il ritorno di Ulisse, la donna della Bibbia “Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia.” (“Proverbi”), la Penelope di Angelo Minerva rivendica la propria capacità di scelta e ci conduce a riflettere sulla realtà attuale.

Calipso viene presentata come una donna istintiva e passionale che desidera amare, e quando sull’isola di Ogigia arriva Odisseo prova un sentimento d’amore così forte da voler regalare all’uomo l’immortalità, ma egli anela a tornare in Patria dalla sua sposa, colta dalla memoria nella dimensione più familiare e domestica: “Discreta ella amministra la reggia; / modestamente vestita dà ordini / severi alle ancelle, non vuole / che si parli inutilmente / e che lo sposo venga disturbato”.   

Certo Calipso rimarrà nella sua struggente solitudine così come vuole il mito, ma Ulisse farà ritorno ad Itaca? Rivedrà Penelope in perenne attesa? E il figlio Telemaco? Per saperlo bisognerà leggere il poemetto di Angelo Minerva: solo negli ultimi, bellissimi versi è nascosta la sorprendente risposta.

Luisiana Ruggieri

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