Clima, Pianeta e Istruzione

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L’educazione su tematiche ambientali e climatiche è un passaggio fondamentale per affrontare la drammatica crisi climatica che stiamo vivendo. Secondo studi recenti i bambini nati nel 2020 dovranno sopportare gli effetti dei cambiamenti climatici in misura sette volte maggiore rispetto ai loro padri o ai loro nonni. L’istruzione deve quindi sempre più incoraggiare gli studenti a costruire competenze per prendersi cura del mondo, gli adulti lo hanno fatto poco, a loro tocca la fatica maggiore.

Da più parti, a partire dalle indicazioni dell’UNESCO e dall’Agenda 2030, sappiamo che se vogliamo trasformare il futuro, se vogliamo cambiare rotta, dobbiamo cambiare anche la direzione dell’educazione. A scuola si parla ancora troppo poco dell’emergenza climatica e dei rischi del pianeta. In base a una recente indagine dell’Unesco solo il 53% dei programmi di istruzione nel mondo fanno esplicito riferimento al problema del cambiamento climatico e anche quelli che menzionano questa emergenza globale la pongono sempre in secondo piano. La stessa ricerca dell’Unesco segnale che solo il 40% degli insegnanti è pienamente in grado di spiegare agli alunni l’urgenza ambientale.  E’ necessario dotare i nostri giovani delle conoscenze, della comprensione e delle competenze necessarie in un mondo che cambia così repentinamente e drammaticamente (la tragedia della Marmolada parla a tutti noi). Viviamo in un mondo che ci porta gli effetti di un disastro che dura da tutto il secolo scorso. Il modello di sviluppo adottato, la rapina e l’estrazione delle risorse del pianeta, ci porta oggi il conto, troppo salato per le nuove generazioni. L’educazione al clima, alla cura del pianeta e alla sostenibilità dovrà quindi essere integrata nei curricula scolastici, ma non sarà facile.

Il benessere futuro delle società umane e di tutti i viventi, e forse anche la loro sopravvivenza, sono ormai compromessi dalla crisi climatica. E nonostante questo pericolo incombente, molte persone nel mondo, soprattutto in quello sviluppato, non lo percepiscono ancora come tale. Eppure, siamo davanti a situazioni tragiche, che affiorano ogni giorno da ogni parte del pianeta che portano rischi immediati e conseguenze disastrose in un futuro non più lontano.  

I giovani dimostrano particolare sensibilità al tema della crisi climatica, ne conoscono già gli effetti sul loro futuro. Il 15 marzo 2019, prima del disastro della pandemia, in moltissime città nel mondo c’è stata la prima manifestazione pacifica di Friday for Future (FFF), che ha coinvolto oltre un milione di giovani che hanno marciato per protestare contro l’indifferenza dei governi riguardo alla crisi climatica. Tra queste New York, Bruxelles, Sydney, Barcellona, Berlino, Parigi, Mosca, Roma e altre 100 città italiane (tra cui anche Acri).  “Niente più vuote promesse” è lo slogan con cui il movimento lancia l’appuntamento per la prossima mobilitazione. FFF chiede azioni immediate contro la crisi climatica e contesta: “I fondi del Next Generation Eu rischiano di finire alle aziende e alle attività più inquinanti come le grandi opere inutili, e sono ampiamente insufficienti per settori come quello dell’energia rinnovabile”. Cosa rispondiamo loro? Cosa rispondono i governi?

L’attuale modello educativo non fornisce ancora adeguati e sufficienti collegamenti con la Terra e tutte le sue vulnerabilità dovute all’impatto umano, all’impronta umana: è solo attraverso l’apprezzamento dei sistemi naturali e delle meraviglie biologiche che noi, sia giovani che adulti, possiamo costruire il rispetto e la connessione con l’ambiente che ci farà desiderare di proteggerlo. Molti nel mondo i progetti per riorientare l’educazione, tutti mirano a raggiungere un certo livello di alfabetizzazione ambientale in tutti i giovani cittadini, dalla scuola all’università. Tutti progetti educativi sotto l’ombrello della sostenibilità che dovranno essere inclusi in tutti i curricula e a vari livelli di istruzione. L’insegnamento universitario merita un’attenzione particolare: la maggior parte dei futuri leader, direttori e decisori dovranno affrontare corsi su questi temi, indipendentemente dalla loro materia principale o specializzazione. Questo è essenziale e i futuri cittadini che dovranno imparare a rispettare le risorse del pianeta, diventando consumatori e professionisti più responsabili. Oggi è già tardi, anche per questo dobbiamo agire, ognuno nel suo luogo, ognuno con i propri mezzi.

Assunta Viteritti

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