San Severino e la sua fine ingloriosa e poco umana

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Una notizia e delle foto che mi sono state mostrate mi hanno sconcertato, soprattutto dal lato umano.

Va bene che ad Acri si manomette e si distrugge tutto, facendo proprio il: “nenti sacciu, nenti vitti!”, ma tutto ha un limite.

Da ragazzo, visitando la chiesa di S. Chiara, mi colpiva un corpo di verde vestito, custodito in un’urna di vetro e posto sotto l’altare di destra della chiesa appartenuta alle Clarisse. Guardavo quel corpo, che mi dicevano essere di un martire e, più tardi, avanti negli anni mi risultava alquanto anacronistico collegare il costume, col quale si era rivestito lo scheletro e la spada che, certamente non appartenevano ad epoca cristiana. Da qui le tante domande a questo e a quello che, ovviamente, non sapevano dare risposte certe.

Il compianto, caro amico, arch. Renato Catalano diresse gli ultimi lavori di restauro della chiesa. Nella sua pubblicazione: “La chiesa di Santa Chiara in Acri”, facente parte della “Collana” di Acri-cultura, scrive a riguardo: “Sulla parete destra è ubicato un altare in muratura di fronte al quale ve ne era un altro ligneo, poi rimosso, con le cui parti è stato costruito l’attuale altare maggiore, al di sotto in terra, è stata posta e volutamente celata con un tavolato, un’urna contenente le reliquie di un martire cristiano sdraiato in posizione di riposo e con abito da guerriero, regalato a Maria Teresa (ndr Sanseverino) dal cardinale Pignatelli suo zio, in occasione dell’inaugurazione del convento.

Quest’urna, un tempo chiusa con vetro, era posta per l’adorazione dei fedeli, al di sopra dell’altare in muratura di destra. Il popolo riteneva di trattarsi del corpo di S. Severino, con un comprensibile errore”.

Qual è il comprensibile errore? Quello che sottolineavamo più sopra?

Una notizia importante va data, per comprendere l’importanza del regalo, al quale si faceva cenno nella parte riportata del Catalano: il cardinale Pignatelli, stimatissimo per i suoi meriti, era arcivescovo di Napoli. Certamente accompagnò il regalo con qualcosa di scritto. Cosa? Qual era il contenuto? A queste domande, purtroppo, allo stato attuale non si può dare risposta.

Quando Catalano, va tenuto presente, eseguì l’ultimo restauro il “martire” era stato già trasferito sotto l’altare maggiore. – Da chi? Come mai? -. Domande, anche queste, destinate a rimanere senza risposta. Soprattutto: – Con quali riguardi, per quei resti umani? -.

Ne scriviamo perché quei resti, come ci si è fatto vedere in alcune foto, restano ammucchiate con calcinacci e il resto. La nostra indignazione è questa: – Se non si crede che quelli siano resti di un martire, cosa alquanto strana, per chi si professa cristiano; si abbia almeno rispetto, da “umani” dei resti di chi, non certo per sua volontà, è stato strappato dal luogo natio, per finire indegnamente fra materiali vari -.

Lo scempio è, ora, occultato alla vista, come vediamo da una foto, dalla pietà di qualcuno con un pezzo di “compensato” o qualcos’altro.

Chiediamo: – A chi compete porre fine a tanta “inumanità”?… Sarebbe bene che si intervenisse e si donasse degna sepoltura al martire o meno… Si farà? C’è da sperarlo -.

Giuseppe Abbruzzo

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