Chi è l’autore dei versi: Ai tuoi piedi, o bella Madre?

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Quanti si saranno chiesti: – Chi è l’autore del celebre canto religioso “Ai tuoi piedi, o bella Madre”? -. Forse nessuno.

Noi curiosi, per natura (precisiamo che non vi può essere interesse per la ricerca; non si può fare Giornalismo se non si è dotati di sana e buona curiosità) ce lo siamo chiesto; abbiamo ricercato e dopo tempo siamo pervenuti alla risposta e a soddisfare l’innata curiosità.

Vogliamo metterne a parte quanti hanno la pazienza di seguire le mie povere note su queto giornale.

Il 1857, in Napoli, per Saverio Cirillo, tipografo nella strada S. Biagio de’ librari, n. 51, venne fuori un opuscoletto di 12 paginette. Il titolo è: Visita al S. Calvario.

Non si riporta, purtroppo, il nome dell’autore. Si legge solamente: “pubblicata per cura e divozione di un religioso agostiniano”. Laico o ecclesiastico? Non si sa. Né ci è dato sapere chi fosse.

L’opuscolo è stampato male e alla p. 5 si legge appena l’intitolazione d’una preghiera: “Prima….”. A p. 6 si riporta: “Alla quarta Croce”.

In ognuna di queste, va precisato, vi è una parte, da recitare dall’officiante, cui segue la risposta dei fedeli.

A p. 7: “Alla quinta Croce”. A p. 8 si riporta: “Atto di dolore”.

Segue: A Maria Addolorata / Salve Regina / Canzoncina dell’Addolorata.

Questa non è altro che la famosa “Ai tuoi piedi, o bella Madre”, che prende le pp. 9 e 10.

Per completezza riportiamo che alla p. successiva è riportato “Rosario del SS. Sacramento”.

Segue: “Affetti verso Gesù Sacramentato”, che chiude l’opuscolo.

Le preghiere suddette sono quelle che sentiamo nella liturgia, che si recita dai padri Cappuccini.

A questo punto, se si è appagata in parte la curiosità, della quale si diceva in apertura, resta un interrogativo sul quale si può solo congetturare: – Come finì questo opuscoletto in Acri? Fu colpito dalla bellezza dei versi in questione il Padre Giacinto da Belmonte e lo introdusse e insegnò ai fedeli e adoratori della Madre dei sette dolori, che fu regalata agli acritani da S. Angelo, perché le si rivolgessero in caso di necessità? Ecco perché fu chiamata Madonna dei bisogni.

Quei versi accorati vengono ancora cantati in coro nelle processioni del Venerdì Santo e in quello che ricorda quel regalo cui si faceva cenno.

È giusto segnalare una versione dialettale di quella preghiera, opera di Salvatore Scervini. Biagio Autieri, anche lui, vi si ispira in una bella lirica.

Tutto questo testimonia il legame del popolo acritano, che ha associato e associa alla Madonna dei Bisogni quei versi.

Altra domanda, destinata, almeno per ora, a restare senza risposta è: – Chi è l’autore della musica?-

A questo punto sapete cosa vi dico: – Non lasciate fare tutto a me. Si sforzi, anche, qualcuno di buona volontà a risolvere gli enigmi! -.

Giuseppe Abbruzzo

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