L’attimo

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Ti porterò con me per sempre, non dimenticherò mai nulla di quella maledetta notte, adesso, però, tu riposa, resta ancora fermo, devi provare a tornare a muovere il tuo tempo ma, adesso, lui non deve avere fretta di scorrere, ti deve aspettare, tu hai bisogno di silenzio, di respirare piano  e di una, mille preghiere

Quest’estate passerà senza di te, avrai tutte le altre per far vedere in spiaggia i tuoi tatuaggi e ne hai davvero tanti, io li ricordo bene, non c’era tanta pelle spoglia tra l’uno e l’altro.

I capelli, intanto, ricresceranno, io li ricordo bene, sarà più semplice rifare  la rasatura sopra l’orecchio, come è di un giovane di trent’anni, si usa così e tu sei un giovane dì trent’anni, ti ricorderai bene.

Sei caduto da troppo in alto per dirti di non esserti fatto così male, sembrava dovesse essere solo qualche o tante ossa da mettere a posto con chiodi e fili “per fortuna non ho battuto la testa, mi è andata di culo.”

Ma stanotte hai ancora quel maledetto mal di testa e vomiti “no doc, non è nulla, succede sempre così, io quando ho mal di testa, poi, vomito, ho solo bisogno di un antidolorifico e mi passa” ma la medicina, il destino, nascondono, insieme, dietro l’angolo della logica, il caso eccezionale e tu sei stato l’eccezione, no, il mal di testa non ti è passato.

La vita si è spenta all’improvviso, appesa ad un tubo che ti soffia aria in gola, il cuore che batte in una traccia sonora, i tatuaggi seguono l’onda calma del respiro artificiale, è il coma, la TAC, il cervello che si macchia di sangue, di troppo sangue, rischi di affogare.

Ripensi a quella sera “io non devo essere in questo letto!”

Era una sera come tante altre, gli amici, un bicchiere, i sorrisi, la festa, è estate, quando non ti può succedere niente, “torno presto mamma, non preoccuparti”, è una sera normale.

C’è stato un balzo, dietro il muretto c’era il vuoto, era buio, la distrazione improvvisa, l’aria che accoglie il tuo volo e la terra dura a fermare il senso di una notte che non è più come tante, adesso nulla è più normale.

Ripensi ancora “Ma io non ho battuto la testa, cosa ci faccio qui in questo letto?”

Sono io a comporre il numero del telefono, la notte è già oltre la sua metà, lo squillo ne lacererà il silenzio, faccio un respiro, il più profondo che posso, mi risponde il papà, trattengo le parole “chiamo dall’Ospedale, purtroppo, suo figlio ha avuto una gravissima complicazione”. Sento il boato del tonfo delle mie parole e, poi, soltanto “cosa? Mio figlio! corro!”.

Mi ripete cento volte, le mani a sorreggere la sua testa “com’è potuto succedere, non ha battuto la testa, stamattina stava bene”.

In medicina si chiama “contraccolpo” e l’emorragia può succedere anche se non hai sbattuto la testa perché basta un attimo solo, uno soltanto, quando ne hai perso il controllo.

Tutte le volte che vedo correre le mie bambine, tutte le volte che sono in macchina, tutte le volte che sono in scooter, tutte le volte dico sempre la stessa cosa “state attente, stai attento, basta un attimo” è la preghiera di ogni papà, di ogni mamma quando aspetta che il figlio ritorni a casa per dire di una sera normale.

“Dottore, corra, il ragazzo del trauma non respira”, io non lo dimenticherò mai.

Tu adesso non avere fretta, galleggia piano, il mare adesso è aperto, gli scogli sono vinti, la traversata sarà lunga, c’è tutta la tua famiglia che ti aspetta, tu fai un buon viaggio, questa è la mia preghiera.

Angelo Bianco

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