Quale Risorgimento italiano si studia e s’insegna?
Quando si parla o scrive di Risorgimento italiano si ripete, stancamente, quanto riportano i testi scolastici che, come è noto, riportano il pensiero della classe dominante nel periodo postunitario.
È fin troppo evidente che questa non sia Storia, ma storiella ad usum Dephini.
A leggere quei testi sembra che tutto sia avvenuto nelle regioni del Nord Italia e che al Sud o, per intenderci nell’ ex regno delle Due Sicilie non si fosse mosso un dito, per generare quanto si racconta. In particolare non si cita mai la Calabria se non per la vicenda dei Bandiera.
Allora vien fatto di porre una domanda: – È vero che qui non accadde proprio nulla e non si mosse foglia? -. Evidentemente i nostri insegnanti di storia, abituati a non uscire dai testi citati ritengono che quella foglia proprio non si mosse.
È vero? Perché si accetta passivamente quanto i Savoia e i successivi tennero ad accreditare?
Chi cerca di uscire da questo stato di passiva ripetizione di falsa storia viene tacciata, per frase fatta, di revisionismo.
Una domanda: – Come mai alcuni liberali calabresi dell’epoca, compreso il nostro Padula, fanno riferimento e inveiscono contro Intendenti della provincia di Cosenza che si additano come feroci e inumani persecutori di liberali calabresi? Chi perseguitavano? Forse si dilettavano a perseguitare chi se ne stava in estenuante inerzia? –
Il concittadino acritano scrive riguardo agli anni ’40 dell’800: “I rigori della polizia [il corsivo è dell’autore] era al colmo, e benché in noi tutti il pensiero dominante fosse la libertà, pure per non destare i sospetti delle innumerevoli spie, si andava all’Università come si andava in chiesa, perché a far diversamente sarebbe stato cagione di pronto ed immediato arresto”.
Altra domanda: – Perché le carceri di S. Maria Apparente, in Napoli erano gremite di liberali calabresi? -. Forse vi erano in villeggiatura.
Allora: – Come mai non si fa riferimento ai fatti che si verificarono in Calabria e altrove da parte di Calabresi? Vi dev’essere un motivo. Quale? -.
Ci risulta che l’Intendente di Cosenza De Matteis, del quale abbiamo pubblicato a proposito de “Il Nettuno” di Padula, fu acerrimo persecutore di liberali, che protestavano e agivano in favore dell’Unità d’Italia. È un persecutore di persone tranquille? O vi erano liberali che tramavano e insorgevano?
Come mai la “storiella savoiarda” non ne parla? Vi dev’essere un motivo!
Il libro di testo non lo dice e, perciò, non bisogna ricercare la giusta risposta, che si pongono gli Storici e non i passivi ripetitori di pseudo storia.
La storiella non parlò e non parla dei Calabresi, perché erano briganti, che per noi suona ribelli e stanchi di eterne promesse e di tradimenti delle loro aspettative si ribellavano a chi li aveva gabbati?
Il tanto citato Vincenzo Padula scriveva articoli di fuoco su Il Bruzio e, giustamente Camilleri sottolineava in un’intervista: – Il nuovo governo, invece di togliergli gli argomenti, glieli forniva per essere criticato! –
A chi non condivide queste note chiedo: – Come mai dopo oltre un secolo si parla, ancora, di questione meridionale da risolvere? – Evidentemente qualcosa non quadra e malgrado tutto non si vuole risolvere.
Giuseppe Abbruzzo














