Lettera a un amico…

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“Caro amico ti scrivo…” ora che non puoi più leggere. Ti scrivo per rimarcare alcune cose sulla vita e il suo dipanarsi. Mentre eri tra noi, amavi ironizzare ed esorcizzare il momento – che sentivi prossimo – del trapasso. “Non mi spaventa la morte…Mi spaventa forse il morire, che è diverso…”. Giorno per giorno le forze venivano meno e con esse la speranza che tutto passasse come in un’infinità di volte precedenti, quando avevi intravisto il baratro e, di colpo, afferrato e rimesso sulla via di un ritorno che raramente è concesso. Eri talmente abituato ai tuoi alti e bassi, che ormai facevano parte di una routine, quasi non ti scalfivano.

Negli ultimi mesi, però, c’era qualcosa di diverso nei tuoi occhi, nelle tue parole, che lasciava presagire, purtroppo, la consapevolezza di un esito diverso. Fedele a Te stesso, avevi predisposto che il trapasso non fosse triste. Chi ha amato la vita non può fare altro che osannarla e festeggiarla quando la saluta. E così è stato.

Le nostre telefonate quotidiane, negli ultimi tempi, pur nella consapevolezza del rapido precipitare degli eventi e di una fine non lontana, non erano mai tristi. Trovavi sempre un motivo per ridere o ironizzare su qualcosa. “Sarà un viaggio bellissimo”- dicesti con un filo di voce, prima che le forze ti abbandonassero totalmente. Abbiamo interpretato quell’ultimo saluto come una raccomandazione di vita, un invito a goderla fino in fondo.

In quell’ultima espressione c’era, e c’è, la celebrazione di una vita vissuta sempre con la schiena dritta, senza mai piegarsi e avendo come archetipo un intellettuale altrettanto rigoroso e onesto, tuo amico, prematuramente scomparso. Non è dato sapere come sia stato il tuo viaggio né dove ti stia conducendo. E’ certo solo che la tua esperienza umana è stata celebrata come un modello, un esempio da parte dei più. “Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”.

Ma è anche un palcoscenico nel quale ognuno è chiamato a giocare il proprio ruolo nei modi più convulsi. Chi da attore protagonista, chi da non protagonista, molti da comparsa, non avendo voce, per scelta o necessità. Quando si è avuta la fortuna, la forza e il carattere di viverla pienamente, allora sì che si può festeggiare. Si può e si deve celebrare il non abbandonarsi alla disperazione del quotidiano, alle sue miserie, alle mille infinite piccinerie che ogni giorno attraversiamo.

Cosa resta di questo passaggio? Tante cose, a cominciare da un amore sconfinato non solo per l’uomo ma per la natura, che è stata il tuo ambito, nel quale hai mostrato un modo diverso di viverla e trattarla. Resta il coraggio delle proprie idee anche quando non appaiono più di moda. Resta la capacità di continuare a vivere senza contaminarsi e compromettere la propria coscienza o la propria libertà. 

Buon viaggio, caro amico! 

In ricordo di Armando Covello.

Massimo Conocchia

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