Abbagli
Egregio Direttore,
Mi perdonerà se mi concedo il lusso di intervenire su una polemica prettamente locale e figlia di dinamiche ai più ignote se non direttamente vissute in loco, ma la questione rotonda stradale nei pressi della galleria che collega Acri con la località Chianette e quindi con la SS660 parrebbe nascondere non poche insidie ai non addetti ai lavori, almeno dal punto di vista delle competenze sulla rete stradale, atteso che la Provincia di Cosenza con l’apposizione dei cartelli delimitanti la suddetta strada di collegamento e indicanti la paternità dell’opera, sembrerebbe aver preso le distanze dalla rotonda, attribuendola a quanto pare alla viabilità comunale.
Mi permetto dunque di porre il quesito a chi di competenza poiché impegnando la rotonda in uscita dalla galleria in quanto proveniente da Cosenza nella tarda mattinata di domenica scorsa, non ho potuto fare a meno di notare che la stessa mostrava chiaramente i segni di una collisione evidenziata dalla segnaletica parzialmente divelta e da due solchi paralleli impressi nell’aiuola.
Subito dopo ho posato soltanto per un attimo lo sguardo su quella che in queste ore sembrerebbe essere diventata l’oggetto del contendere di un’arroventata polemica e mi rincresce dover sottolineare che sono in tanti e forse troppi ad aver preso un colossale granchio nel perorare la causa del “Benvenuti ad Acri”, anche e soprattutto alla luce dei documenti pubblicati dalla sua testata.
Questione numero 1: a prescindere se dovesse o meno essere la Provincia a ricevere l’istanza per rilasciare l’autorizzazione, le due amministrazioni interessate hanno convenuto che quanto stabilito dalla Provincia risultasse congruo per consentire l’installazione dell’opera donata dall’associazione richiedente, a patto che la stessa opera rispettasse i canoni elencati nel documento prodotto dall’Amministrazione Provinciale;
Questione numero 2: la Provincia indica in 40 e 90 cm le dimensioni dei gruppi di lettere realizzate in lamiera verniciata e impone il divieto di installare riferimenti pubblicitari diretti o indiretti riconducibili a soggetti chiaramente individuati nel documento, escludendo l’apposizione di una targa di dimensioni non superiori a 20×20 cm recante l’indicazione del proponente.
Chiunque dotato delle più elementari capacità di lettura e comprensione del testo si sarà sicuramente accorto che quanto stabilito dall’Amministrazione Provinciale, avallato da quella Comunale, non corrisponde totalmente a quanto installato se a far testo è la foto che circola su alcune testate giornalistiche locali, poiché è palesemente sproporzionata la targa rossa che indica il proponente rispetto alle dimensioni stabilite dalla Provincia.
Per il resto le polemiche lasciano il tempo che trovano, ma nell’ipotesi che la targa apposta non sia delle dimensioni indicate dalla Provincia e ove quest’ultima non avesse consentito modifiche a quanto redatto in precedenza, l’opera è da considerare difforme nella parte relativa alla targa indicante la proponente per cui se ne dovrebbe sollecitare la sostituzione con una di dimensioni massime 20×20 cm. Diversamente ci troveremmo a discutere di lana caprina o in presenza di un documento redatto in burocratese per generare confusione e fraintendimenti.
Giuseppe Donato




















