Un’ordinanza incredibile e i corrotti
Il Lampione era un giornale umoristico anticlericale, che si pubblicava in Firenze. L’avevano fondato Adolfo Matarelli, caricaturista, e Antonio Dolfi, uno degli autori dei tanti articoli.
In un numero del 1863 si riprende un articolo di Dumas, sottolineando: “Questa volta papà Dumas ne imbroccò una giusta, stampando le gentilezze inquisitorie che l’Angelico (ndr Pio IX) e la sua Corte si permettono di fare vis-a-vis degli Ebrei, i quali agli occhi di noi altri mortali non hanno che la colpa che abbiamo noi verso coloro, cioè quella di avere altre opinioni in materia di religione”.
Ci fermiamo qui su questo argomento, sul quale, ancora oggi si polemizza, e veniamo ad un’ordinanza, che fra l’altro riporta quanto riguarda i cristiani: “aspettate, ecco la lista de’ reati, la cui repressione è affidata agli inquisitori in forza delle leggi canoniche e civili: Bestemmia; Inosservanza delle feste; Irriverenza alla Chiesa; Violazione de’ giorni di magro e di digiuno; Immoralità”.
Si precisava: “Secondo le circostanze ed i tempi, queste colpe potranno esser punite di scomunica, di prigione, di multa, di frusta, d’esilio, di morte”.
Precisando: “Non si derogherà da quanto fu sempre in vigore a questo riguardo”. Ancora, precisava l’ordinanza che colui: “che non denunzierà tosto il delitto al Santo uffizio, incorrerà nelle medesime pene come complice pel suo silenzio”.
Ne abbiamo scritto non per tutto questo, che pure meraviglia, ma per quel che riguarda la violazione dei giorni di magro, che è abbastanza divertente: “Nei giorni di magro a Roma uno sciame di preti e di monaci di tutti i colori gironza per le vie della città eterna; il prete od il frate
Leva il muso odorando il vento infido
e se a quelle praticissime narici giunge qualche effluvio un po’ diverso da quello che emana, dall’aglio, dalla cipolla o dal baccalà, entra difilato in casa altrui, va dritto in cucina, scoperchia la rea cassarola, e cerca
Nella fumante pentola la colpa!
Trovato il corpo del delitto sotto la forma di un pollastro o di una fetta di bue, il prete o monaco fulmina una paterna, e, a nome della Sant’Inquisizione vi appioppa una buona multa, che egli si poppa per suo uso e consumo, a meno che non riusciate a calmarlo ed a conquistarlo coll’invitarlo a pranzo, invito che egli di solito accetta, previa, però una prudente ispezione alle altre cassarole per vedere se c’è da empirsi convenientemente la pancia”.
Si ritiene che quanto riportato sia una messa in berlina delle stravaganze dell’ordinanza citata.
In quanto riportato, si coglie il clima di quegli anni e la battaglia anticlericale, tendente a far sparire la figura inaccettabile del papa-re che, sotto quest’ultima veste non aveva nulla di cristiano e, come si può leggere nella presa di posizione antiebraica lo è maggiormente.
Chi volesse può leggere l’interessante articolo per intero.
A me basta aver documentato la messa in berlina dell’osservanza dei giorni di magro e degli ecclesiastici che, davanti a un preparato succulento si associano nel cibarsene, chiudendo non uno, ma tutti e due gli occhi.
D’altra parte lo stomaco bisognava riempirlo!
Sottolineiamo che il periodico subì un processo, nel 1861, per offesa alla religione dello Stato.
Giuseppe Abbruzzo















