Cos’è l’amore oggi?
Quando pensiamo all’amore e si fa riferimento al fatto di essere innamorati, ci viene solitamente chiesto di precisare se si tratta di sesso o di sentimento, considerando così le due component separate.
Tale dicotomia viene imputata alla tradizione cristiana che , a sua volta, è stata influenzata dal platonismo e dalla sua concezione della triplice anima che autorizza a pensare ad una gerarchia delle passioni a seconda del livello dell’anima che esse sollecitano. Allo stesso modo, Tommaso d’Aquino distingue tra atti umani volontari (sottoposti all’etica) e non volontari (in comune con gli animali). In quest’ottica, la passione è da intendersi come un movimento dell’anima che si diffonde in tutto l’organismo e che procede dall’appetito sensitivo (corrispondente all’anima concupiscibile e irascibile) al quale vengono ricondotti amore, desiderio e piacere. L’istinto sessuale, condiviso con gli animali, è dunque collocabile ad un livello basso dell’anima e, per questo motivo, da considerarsi di genere inferiore. Dunque, per essere considerato un “giusto diletto” la sessualità deve essere moderata dalla volontà.
Abbandonando la visione religiosa e gerarchica dei vari gradi di amore in funzione del loro oggetto arriviamo a conclusioni diverse. Secondo alcune teorie psicologiche, l’amore è la sublimazione della pulsione primaria che ci spinge all’accoppiamento ai fini della perpetuazione della specie. In tal senso, il primo a parlare di una vera e propria energia sessuale fu Sigmud Freud (1856- 1939) definendola libido, questa sarebbe in grado di determinare i comportamenti umani nel corso delle varie fasi dell’esistenza.
L’importanza attribuita all’eros come forza istintuale dell’uomo ha portato gli epigoni di Freud a conferire alla sessualità un ruolo principale nelle relazioni d’amore, fino a postulare la sovrapposizione tra eros e amore.
Oggi si assiste ad una netta separazione tra sesso ed amore. Attuale è la distinzione tra ciò che nel Medioevo gli scolastici definivano “amor benevolentiae” e l’ “amor concupiscentiae”, quest’ultimo, persegue solo il bene del soggetto amante e si traduce in una relazione di possesso. Per questo motivo, il sesso è vissuto senza aspettative di gioia e felicità ed è privo di “buon uso” in senso agostiniano.
A causa di tali dinamiche soffre tutta la sfera affettiva ed è possibile, dunque, trovarsi d’accordo con Zygmunt Bauman che ipotizza che il problema risieda bel fatto che le vecchie modalità degli esseri umani per stringere rapporti non funzionano più.
Gli incontri virtuali, una società fluida e la maggiore instabilità economica di coppia hanno creato i presupposti per scenari inediti sul piano sentimentale.
Verrebbe così tristemente confermata una visione concupiscente dell’amore, dove tutto ciò che viene insistentemente ricercato non è l’intimità con l’altro, ma con sé stessi.
Gaia Bafaro














