Giochi nell’antica Roma

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Duemila anni fa i giochi elettronici non esistevano, eppure, i bimbi sapevano comunque come trascorrere del tempo a divertirsi. I reperti archeologici ci parlano di diversi passatempi e di giocattoli che non appartenevano solo ai fanciulli ma anche ai grandi.

I neonati  possedevano dei simpatici biberon di terracotta a forma di maialino o cagnolino, poco pratici certo, ma divertenti. Invece, gli animali di terracotta erano più in voga tra le fanciulle mentre i maschi preferivano carri in miniatura e cavallini di coccio che trainavano con lacci di cuoio in modo da imitare corse con bighe e campagne militari degli adulti.

Le bambole, invece, rappresentavano tutte ragazze adulte (come le nostre Barbie) e potevano essere conservate solo fino a quando si restava nubili. Una bambola particolare è emersa dalla tomba romana di Crepereia una giovane del II sec. d. C., tale balocco era realizzato in avorio, con gli arti snodabili e gioielli preziosi in oro minuscoli.

I bambini poveri, dovevano accontentarsi dell’immaginazione e di qualche bastone o canna da cavalcare al posto dei cavallucci. Si giocava a nascondino, a mosca cieca ed al trigone una sorta di pallamano con tre giocatori, con la palla realizzata in cuoio e gonfia d’acqua.

Molti giochi per bambini avevano come protagoniste le noci, tanto che la gioventù veniva definita “l’età delle noci” e la frase “relinquere nuces” significava che bisognava crescere.

Gli adulti si dedicavano al gioco d’azzardo, intere fortune furono affidate al lancio dei dadi che , tra le altre cose, erano fuorilegge, era vietato giocare anche con gli astràgali, ovvero ossicini dipinti con dei numeri. Le puntate divennero così cospicue che Giovenale scrisse: “Quando mai ci fu una passione maggiore per i dadi? Ormai non si va più a giocare d’azzardo con il solo borsellino. Vi si porta e vi si rischia la propria cassaforte tutta intera”.

Gaia Bafaro

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