Il nostro disagio di fronte al silenzio su Gaza
La terribile situazione umanitaria nella Striscia, nata dopo i crimini terribili di Hamas, è tale che nessuna coscienza libera possa starsene in silenzio. Contrariamente a quanto spesso si ripete, quella che si sta consumando in Medio Oriente non assomiglia per nulla a una guerra che, per definizione, deve vedere almeno due eserciti che si contrappongono. In quella straziata lingua di terra c’è un solo esercito – uno dei più potenti al mondo – che da due anni si sta accanendo contro civili inermi, non risparmiando donne e bambini.
Si scaglia contro gli ospedali, contro chi è in attesa per avere cibo o acqua. Israele impedisce, inoltre, l’ingresso di aiuti nella striscia, usando la fame come arma di distruzione. Come ennesimo atto di barbarie, l’esercito ha sferrato un attacco di terra contro i civili, costretti a ripiegare verso Sud, con l’obiettivo più o meno dichiarato di cacciare i palestinesi da quello che rimane della loro terra. Come ulteriore atto di sopruso, sono intensificati gli insediamenti in Cisgiordania, nell’ambito di un chiaro processo imminente di annessione illegale e illegittima.
Tutto questo con il sostegno e l’appoggio degli Stati Uniti e con l’imbarazzante silenzio dell’Unione Europea che, solo dopo circa due anni di massacri, ha trovato di recente qualche timida parola, peraltro con sanzioni ipotizzate verso singoli ministri e non contro il governo israeliano. In questo panorama, brilla per assenza e inconsistenza il nostro governo che, ancora oggi, si oppone a provvedimenti contro Israele e si oppone al riconoscimento della Palestina, come pure altre nazioni europee hanno fatto ed altre si accingono a fare. Si tratta certamente di un puro atto formale ma dal grande valore simbolico, tanto è vero che Il governo di Tel Aviv è andato su tutte le furie per questi riconoscimenti.
A quasi due anni dal terribile atto terroristico del 7 ottobre, l’azione di Israele non ha sostanzialmente scalfito l’organizzazione di Hamas (che continua a detenere gli ostaggi senza che l’IDF, che pure vanta uno dei servizi di intelligence più efficaci al mondo), sia riuscita nell’intento dichiarato di smantellare l’organizzazione terroristica. Se l’obiettivo fosse realmente questo, dovremmo constatare l’impotenza delle forze israeliane. In molti, però, insistono nel ritenere più realistico un altro obiettivo del governo di estrema destra: utilizzare quell’evento per cacciare definitivamente i palestinesi da quel lembo di terra nel quale erano stati confinati, per appropriarsi illecitamente anche di quei territori.
Quanto deliberato dall’ONU è rimasto inascoltato. Sul capo del governo israeliano pende un mandato di cattura della CPU come criminale di guerra. Le terribili immagini di bambini inermi massacrati, di medici, operatori umanitari, giornalisti uccisi non sono riusciti nell’intento auspicato di una mobilitazione delle coscienze. Il grido di dolore che si sta levando nel mondo appartiene per lo più a liberi cittadini e associazioni piuttosto che a chi li rappresenta. Ci sono voluti due anni di massacri perché singoli Paesi europei si decidessero ad azioni simboliche ma importanti.
Di fronte a tutto questo si leva, alto, il nostro grido di dolore e la nostra vibrata protesta per un massacro che non conosce fine e verso il quale il mondo – quello che conta – pare rimanere indifferente. Nessun uomo libero e non condizionato può rimanere inerme di fronte a un massacro che non conosce fine. Ci stiamo mobilitando da quattro anni per l’Ucraina ma ci giriamo dall’altra parte di fronte a quello che Papa Francesco chiedeva di indagare se si trattasse di un genocidio. La forza economica, i potentati, non possono essere degli attestati per potere commettere crimini efferati nei confronti di un popolo inerme. Non in nostro nome e non con il nostro colpevole silenzio.
Massimo Conocchia














