Quando la musica era diabolica
Già Platone, nel V- IV sec a. C, metteva in guardia dagli effetti “tentatori” della musica che era capace di suscitare violente emozioni. Nel medioevo, invece, i musicisti definivano diabolusin musica l’intervallo detto “tritono” ovvero due note separate da una distanza di tre toni ( es: FA-SI ).Considerato intervallodiabolico evitavano di inserirlo nelle loro composizioni. In realtà, utilizzandolo non temevano di evocare il demonio ma di incorrere in errore poiché il tritono genera una dissonanza sgradita all’orecchio.
Nel Sette- Ottocento furono i virtuosi del violino (strumento prediletto dal demonio) ad essere considerati diabolici, tra questi spiccano il compositore Giuseppe Tartini che scrisse una sonata per violino e basso continuo tecnicamente ardua per i tempi “Il trillo del diavolo”, secondo un aneddoto suggeritagli direttamente in sogno dal diavolo e Niccolò Paganini noto per le sulfuree esecuzioni dei Capricci che solo lui era in grado di suonare.
L’ ultimo grande “demonio della musica” prima del rock fu Arnold Schonberg , inventore della dodecafonia , una tecnica compositiva basata su regole diverse da quelle dell’armonia tradizionale e che ispirò lo scrittore tedesco Thomas Maan per il personaggio di Adrian Leverkuhn protagonista del celebre romanzo Doktor Faust: un compositore d’avanguardia che strinse un patto con il diavolo per creare qualcosa di mai udito prima.
Gaia Bafaro















