Deputati, d’altri tempi, che sbadigliano
Nel 1700 accadevano cose, che ai giorni nostri fanno non poca meraviglia.
A proposito dei parlamentari dell’epoca si scrivevano cose da far riflettere e non poco, specialmente perché ai giorni nostri tutto è diverso… o no?
A evitare personali interferenze, che potrebbero far da ridire a qualche lettore sollecito a pigliar fuoco, si riporta pedissequamente quanto rintracciato, a proposito, in quel secolo, ormai lontano.
“Due servitori di due onorevoli trovavansi un giorno per la scala che metteva alla galleria pubblica nella Camera dei Deputati in Torino.
– Vieni su con me, disse l’uno all’altro, oggi ne val la pena, giacché il mio padrone terrà un discorso!
La risposta, pronta dell’altro fu: – Il meglio che possa far il tuo padrone è tener la bocca chiusa! -, rispose l’altro secco secco”.
Forse i parlamentari, sbadiglianti e silenziosi, si rifacevano a Lutero che, insegnando a un aspirante predicatore, gli disse quanto bisognasse fare per ben predicare: “Presentatevi con franchezza, aprite la bocca e chiudetela il più presto possibile”.
C’è, fra i parlamentari, chi non tiene conto di tanto suggerimento, ma altri ne fanno tesoro.
Forse quello sbadiglio consisteva al suggerito apri bocca brevemente e chiudila subito.
Ci meravigliamo a leggere queste cose, delle quali ci permettiamo di mettere a parte i Lettori. Lo facciamo, forse, perché ai giorni nostri non verrebbe in mente a nessuno di dire queste cose di alcuni parlamentari.
I tempi cambiano!
È giusto, però, riportare queste cosette su cui riflettere.
In quegli anni, ancora, circolavano dei versi che si riportano, per completare il pensiero che, si ripete, in quegli anni lontani si aveva dei deputati e del parlamento:
Illustre Deputato
Sedendo a parlamento,
di qua di là volgevasi annoiato
Senza pronunciare un solo accento.
– La negligenza tua propria mi tocca -,
gli disse un del Consiglio,
stai qui senza aprir bocca!
– No, t’inganni, sbadiglio!
Era proprio così in quegli anni? Se è vero quanto si scriveva allora è grave.
I rappresentanti del popolo sono inviati al Parlamento per fare gli interessi dei cittadini, che sono stati chiamati alle urne e non per dormire o sbadigliare.
Ai tempi nostri ci meravigliamo tanto di quanto riportato.
E giustamente!
Anche perché viviamo, a due secoli di distanza in situazioni diverse e i rappresentanti del popolo lavorano alacremente e non sbadigliano.
Viene un dubbio, però: all’indomani dell’Unità d’Italia le cose erano cambiate?
La domanda non è peregrina se si pensa alle promesse fatte.
Ci ha colpito un arduo scritto del deputato Petruccelli della Gattina: I moribondi di Palazzo Carignano, che si ricorda era sede del primo Parlamento italiano.
Ognuno dovrebbe leggere quel prezioso scritto, perché colpì tanto nel segno che lo “spregiudicato” parlamentare fu costretto a rifugiarsi in Francia, per evitare spiacevoli conseguenze.
Siamo, però, nell’Ottocento. È in quell’anno, che si fece l’Italia. La si fece con tante promesse, sistematicamente non mantenute.
Perché, in quegli anni, si era prodighi di promesse elettorali subito disattese dopo le elezioni.
Ora è tutto diverso.
Ora tutto è cambiato, perciò ci meravigliamo di quanto riportato.
Giuseppe Abbruzzo




















