Sesso protetto, una pratica antica quanto il mondo
Sin dalla preistoria, gli amanti hanno cercato di difendersi da malattie sessuali ed evitare gravidanze attraverso metodi bizzarri fino all’utilizzo del preservativo che nel corso del tempo ha assunto diversi nomi: guanto di dama, lettera francese, impermeabile inglese, cappello notturno, pelle divina e palloncino.
Questo “capo” per soli uomini stimolò nel corso dei secoli dibattiti moralistici, atteggiamenti puritani e fantasiose pruderie incentivando un fiorente commercio e lo sviluppo dell’industria della gomma.
Alcuni studiosi sostengono che il primo strumento di protezione sessuale risalga addirittura a 12mila anni fa e che il primo ad indossarlo fosse l’uomo di Cro Magnon, la testimonianza sembra giungerci da un graffito in una caverna preistorica in Francia, precisamente nelle Grottes des Combarelles.
Nell’antico Egitto, più o meno nel XIV sec a.C, i mariti durante le scappatelle si tutelavano indossando proprio lì in cima un cappuccio ricavato dagli intestini o dalle vesciche di animali oliati, questa idea probabilmente era stata suggerita da certi sacchetti legati alla cintura con un cordoncino ed indossati da chi lavorava all’aperto in modo da mettere al sicuro le proprie parti intime che altrimenti sarebbero state esposte a morsi di serpente, traumi o scottature a causa dei gonnellini troppo corti. I faraoni invece utilizzavano dei profilattici in papiro e persino i loro corredi funebri vi erano particolari sacche di pelle con cinture di madreperla per eventuali incontri nell’ Aldilà.
I Greci, secondo la storia, furono meno raffinati ed utilizzavano vesciche di pesce trattate per fare sesso senza complicazioni. Gli Spartani utilizzavano preservativi di rara scomodità che , oltre ai figli indesiderati, tenevano alla larga anche gli spiriti maligni ed erano realizzati con peli di mula intrecciati. I legionari invece realizzavano protezioni sessuali con la pelle ed i muscoli dei nemici caduti in battaglia oppure utilizzavano vesciche di capra tenute su con cinture di cuoio.
Nel 1562 l’anatomista italiano Gabriello Falloppio descrisse un preservativo e il corretto utilizzo per prevenire le malattie veneree, si trattava di una guaina di lino, lavabile e riutilizzabile , impregnata da una soluzione salina disinfettante e tenuta ferma da un nastrino rosa per non “perdere l’armatura nel bel mezzo dell’impresa”.
Bisognerà attendere il 1844 e l’ inventore statunitense Charls Goodyear per i preservativi in gomma che furono soppiantati dai moderni condom in lattice nel 1920.
Durante il ‘700 i preservativi di stoffa erano acquistati solo dai più ricchi ed uno dei maggiori produttori pare fosse proprio John Shakespeare il padre del poeta, gli ecclesiastici ne condannavano l’utilizzo poiché convinti che incoraggiassero prostituzione e libertinaggio.
Casanova, in un primo momento, non si prestava all’utilizzo delle protezioni ed affermava: “Non mi agghinderei mai con una pelle di morto per dimostrare di essere vivo” ma poi ritornò sui suoi passi sostenendo che l’utilizzo del sacchetto liberasse il gentil sesso da inutili ansie. D’altra parte il sacchetto di pelle veneziana era tra i migliori in commercio e lo sosteneva anche il famosissimo Marchese francese de Sade.
Solo gli Stati Uniti non furono immediatamente pronti al commercio dei preservativi a causa del loro profondo bigottismo, per il resto si trattò di un mercato che non conobbe mai crisi, soprattutto in tempi di guerra quando i soldati venivano equipaggiati di un Kit di profilassi anche perché pare che questi potessero tutelare le pistole dal gelo e dall’umidità.
Gaia Bafaro














