Un dipinto della Basilica dei Cappuccini e una testimonianza

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Uno dei lunotti della Basilica dei Cappuccini di Acri rappresenta una “merenda” all’aperto con S. Angelo d’Acri in estasi. L’autore è Vincenzo Montefusco noto pittore napoletano dell’Ottocento.

Non sappiamo se attribuire quell’opera all’anzidetto o a Vincenzo Biondi, autore delle statue poste nella facciata, all’Alessi o al fratello del Biondi. Certamente non è da attribuire allo Jusi, come fa qualcuno, oppure altri, riferendosi a un mio scritto.

Torniamo al nostro assunto: nel dipinto vi sono Maria Teresa Sanseverino e altri che si diranno, appartenenti alla detta famiglia. Non lo diciamo, per interpretazione del dipinto, ma da quanto dice, in una sua testimonianza la figlia del principe Leopoldo Sanseverino.

La suddetta, che sarà la suor Mariangela del Crocifisso e superiora del monastero delle Cappuccinelle di Acri, così deporrà a un processo di beatificazione del padre Angelo d’Acri:

“Un giorno io andai a trovare il P. Angelo avanti la porta del battere del Convento de’ Cappuccini di Acri”.

La porta era quella alla quale bussavano gli indigenti e quanti facevano voto, per avere un piatto di minestra.

“e gli disse – continua -: Voi, P. Angelo avete incominciato a venire a visitare a me, ed io voglio incominciare a visitare a Voi”.

Precisa la Principessa che prima S. Angelo la sfuggiva, tanto che l’aveva affidata, per sua penitente, al P. Angelo da Fiumefreddo; “ma dall’altra parte – prosegue – avevo genio di averlo per Confessore, perché mi figuravo, che avendo egli lo spirito di profezia, mi poteva ricordare di qualche peccato, che io non avessi saputo conoscere”.

Ed ecco il racconto di quanto raffigurato nel dipinto: “un giorno, essendolo andato a trovare, dopo il mio discorso, Egli mi disse: E bene giacché siete venuta, io vi voglio fare una merenda: e ne diede già l’incombenza, con aver nello stesso tempo mandato a chiamare l’odierno Principe di Bisignano mio fratello, e la di lui moglie D. Ippolita Spinelli”.

Il Principe era Luigi Sanseverino.

La suora prosegue: “Ci pose 40 tutti in una tavola posta nel largo de’ Cappuccini, ed il P. Angelo, stando in piedi, disse a principio queste parole: Beati, qui ad caenam magnam vocati sunt. Dopo incominciò a dire cose spirituali, e nello stesso tempo lo vidi Io co’ proprj occhi, e lo videro tutti gli altri, stare colle mani stese, in estasi, tutto immobile, e cogli occhi impetriti verso del Cielo, e così stiede per un buon pezzo; e poi tornando a dire qualche altra parola, ritornava nella stessa estasi come prima”.

La deposizione continua, ma a noi interessava dare un resoconto di quanto ispirò i citati artisti a rappresentare aspetti salienti della vita di S. Angelo d’Acri.

Nella testimonianza vi è, fra l’altro, la precisa localizzazione dove avvenne quella merenda e quell’estasi: “nel largo de’ cappuccini”, così come il popolo lo denominava: ‘u dàrigu ‘e di cappuccini.

Crediamo sia bene documentare quanto di ammirabile si trova nel nostro paese, non lasciandolo ai si dice o alle tante argomentazioni, spesso fantasiose e menzognere.

Giuseppe Abbruzzo

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