Padula e il Natale

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Don Vincenzo, come amava chiamarlo Carlo Muscetta, è ricordato come l’autore del mirabile poemetto: La notte di Natale, ma il tema del Natale fu variamente trattato da lui.

Quanti ricordano i mirabili versi, che vanno sotto il titolo: Manasse pastore? Pochi, pochissimi.

Eppure quei versi riprendono molta della nostra cultura popolare e, come ho sottolineato più volte, il nostro autore si fa popolo e racconta, come i nostri anziani.

Il fuoco è l’elemento attorno al quale ci si raccoglieva un tempo e questo Padula l’ha ben presente.

Il Pastore Manasse è quello, che ha avuto il privilegio di soccorrere Maria e Giuseppe sorpresi da una tempesta e vaganti, per luoghi impervi e sconosciuti. Proprio così è quel pastore, è sollecitato dalla moglie Giuditta a vedere se qualcuno ha perso la strada:

Manasse, mi disse, non odi il torrente?

Il corno spumoso già i ponti rapì.

Si cruccia nei boschi lo spirto dei venti:

Ah! Spia s’ora alcuno la strada smarrì.

Manasse, che conosce i luoghi, i pericoli che vi si possono incontrare, esce e s’imbatte in quella coppia, li soccorre senza sapere chi siano. Avrebbe voluto dare loro una coperta, ma quell’unica che aveva l’aveva smarrita!

La sorpresa del pastore è tanta nel vedere una donna bellissima, che sta per avere un figlio; che se non vi fosse stato per la sensibilità quell’umile, che avesse dato soccorso e asilo ai quei miseri, sarebbero finiti male.

I pastori chiedono se la giovane fosse proprio così bella, e lui:

Al vecchio Manasse se tu fossi bella

dimandano…! e dire qual eri chi può?

Pastori, pastori, perdei la favella,

la vidi, e scottarmi nel sol mi sembrò…

Questo il racconto popolare.

Manasse ha raggiunto la rispettabile età di centovent’anni ed è divenuto cieco.

I pastori, come usava fare il coro nei testi antichi, ripete a ogni strofa: – O vecchio felice, che l’hai conosciuta -.

Il vecchio assiste alla nascita del Bambino, che può, lui misero pastore, toccarlo:

Poi, surto, diceva: – Cecarmi vo’ gli occhi,

la man con la scure troncare mi vo’.

Io verme di terra toccargli i ginoccdhi…?

Io… io esser quegli, che il Nume guardò…

Perché così tardi men sono avveduto? –

  • O vecchio felice, che l’hai conosciuto! –

Manasse, come detto, è divenuto cieco, ma considera, rivolgendosi al Bambino:

Or grato ti sono, Signore. Lo strale

visivo degli occhi rapisti tu a me.

Poteva piacermi più cosa mortale,

dappoi che veduto io aveva pur Te?

Dappoi che tua madre io aveva veduta?

I pastori, assorti nell’ascolto del prodigioso racconto, considerano, ancora una volta:

O vecchio felice, che l’hai conosciuta!

Chi volesse gustare l’intera composizione non ha che ricercare fra la raccolta: Poesie.

Altri versi, riguardanti il Natale sono: La nascita di Gesù, Nina.

Quanti accoglieranno l’invito? Pochi, tanti? Non importa noi l’abbiamo segnalato per chi volesse conoscere Vincenzo Padula, anche sotto questo aspetto.

Buon Natale!

Giuseppe Abbruzzo

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