Accise sul gasolio in vigore dall’1° gennaio 2026: rischi potenziali per il trasporto su gomma, la filiera agroalimentare e i consumatori
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l’allineamento delle accise sui carburanti, con un aumento delle accise sul gasolio. Sebbene la misura sia pienamente operativa, gli effetti economici complessivi non sono ancora misurabili con dati consolidati, poiché i meccanismi di trasmissione dei costi lungo le filiere produttive tendono a manifestarsi in modo graduale e differenziato.
Tuttavia, l’analisi della struttura del sistema economico e logistico nazionale consente di individuare rischi potenziali rilevanti, che meritano particolare attenzione e un attento monitoraggio.
Rischi per il trasporto su gomma e per la stabilità della logistica nazionale
Il trasporto su gomma movimenta circa l’88% delle merci in Italia e rappresenta un’infrastruttura essenziale per il funzionamento dell’economia. Il gasolio costituisce una delle principali voci di costo per le imprese di autotrasporto.
L’aumento delle accise potrebbe determinare:
- un incremento strutturale dei costi operativi;
- una riduzione dei margini già contenuti del settore;
- una maggiore difficoltà nel sostenere gli investimenti e il rinnovo del parco veicoli.
In questo contesto, esiste il rischio che le imprese siano costrette, nel medio periodo, ad adeguare le tariffe di trasporto, con effetti potenzialmente diffusi sull’intera catena di approvvigionamento.
Rischi di trasmissione dei costi nella filiera agroalimentare
Il settore agroalimentare appare particolarmente esposto. I costi di trasporto e logistica incidono fino al 30–35% sul costo finale di frutta e verdura, rendendo tali prodotti sensibili a variazioni del costo del carburante.
Qualora l’aumento delle accise dovesse tradursi in un incremento delle tariffe di trasporto, potrebbe verificarsi:
- una pressione sui costi delle aziende agricole;
- una riduzione dei margini per grossisti e operatori logistici;
- una maggiore probabilità di trasferimento parziale dei costi sui prezzi finali.
Questo rischio è particolarmente rilevante per i beni di prima necessità, che presentano una domanda rigida e minori possibilità di sostituzione.
Possibile impatto sul carrello della spesa e sul potere d’acquisto
Un’eventuale trasmissione dei maggiori costi logistici potrebbe riflettersi sul carrello della spesa delle famiglie, incidendo su prodotti essenziali come frutta, verdura, latte e pane.
Il rischio non riguarda solo l’aumento dei prezzi in sé, ma anche la compressione del potere d’acquisto, soprattutto per le famiglie a reddito medio-basso, che destinano una quota più elevata del reddito ai consumi alimentari. In assenza di compensazioni salariali, anche aumenti contenuti potrebbero produrre effetti socialmente significativi.
Effetti indiretti e rischio di effetto a cascata
Oltre ai prodotti freschi, l’aumento dei costi di trasporto potrebbe incidere indirettamente su fertilizzanti, mangimi e altri input agricoli. Questo meccanismo potrebbe innescare un effetto a cascata, con possibili ripercussioni sui prezzi di cereali, carne, latte e prodotti trasformati.
Anche in questo caso, l’effettiva entità dell’impatto dipenderà da molteplici fattori, ma il rischio di un ampliamento progressivo degli effetti lungo la filiera non può essere escluso.
Penalizzazione dei consumatori che hanno scelto il gasolio per necessità economica
Un ulteriore profilo di rischio riguarda la penalizzazione dei cittadini che hanno scelto veicoli a gasolio per il trasporto privato, non per convenienza ambientale o fiscale, ma per necessità economica. In molte aree del Paese, in particolare nelle zone rurali e periferiche, il gasolio ha rappresentato negli anni la soluzione più efficiente per:
- percorrenze elevate;
- esigenze lavorative;
- contenimento dei costi di esercizio rispetto alle alternative disponibili al momento dell’acquisto.
L’aumento delle accise rischia quindi di colpire soggetti che hanno effettuato scelte coerenti con il quadro normativo ed economico precedente, senza disporre oggi di alternative immediate e sostenibili, soprattutto in assenza di un trasporto pubblico adeguato o di infrastrutture per la mobilità elettrica.
Rischio di effetti regressivi e squilibri territoriali
L’impatto dell’aumento delle accise sul gasolio potrebbe avere effetti regressivi, incidendo in misura proporzionalmente maggiore sui redditi più bassi e sui territori meno serviti da infrastrutture alternative. Ciò rischia di amplificare divari territoriali e sociali già esistenti, penalizzando aree interne, piccoli comuni e categorie professionali che dipendono dall’uso del veicolo privato.
Necessità di monitoraggio e valutazione continua
Alla luce di questi rischi, appare fondamentale accompagnare l’entrata in vigore dell’allineamento delle accise con:
- un monitoraggio costante dei prezzi e dei costi logistici;
- analisi puntuali sugli effetti distributivi;
- eventuali misure correttive qualora emergano distorsioni significative.
Solo attraverso una valutazione basata su dati aggiornati sarà possibile distinguere gli effetti imputabili alle accise da quelli derivanti da altri fattori congiunturali.
Conclusioni
L’aumento delle accise sul gasolio, operativo dal 1° gennaio 2026, introduce un cambiamento strutturale che comporta rischi potenziali significativi per il trasporto su gomma, la filiera agroalimentare e i consumatori. Sebbene gli effetti non siano ancora quantificabili con certezza, l’attenzione deve restare alta, in particolare per evitare ricadute sui beni di prima necessità e una penalizzazione ingiustificata di chi ha fatto scelte di mobilità dettate da esigenze economiche e territoriali.
Un approccio prudente, basato su monitoraggio e interventi mirati, appare essenziale per garantire equilibrio tra obiettivi fiscali, sostenibilità e tutela del tessuto sociale ed economico del Paese.
Carlo Franzisi, presidente Unsic Cosenza















