«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»

Bata - Via Roma - Acri

La comunità di San Giacomo d’Acri accoglie l’anno nuovo con molto entusiasmo.

Abbiamo, da qualche anno, celebrato il primo centenario dell’istituzione canonica della nostra parrocchia (15 maggio 1921  – 15 maggio 2021) e questo ci ha permesso di avviare un profondo lavoro di ricerca e valorizzazione della nostra storia e della nostra identità, la quale si rifà alla figura dell’Apostolo Giacomo il maggiore, le cui ossa riposano a Santiago de Compostela.

Come comunità abbiamo dovuto affrontare diverse difficoltà e abbiamo potuto gioire per tante ricorrenze che si sono susseguite. A rinvigorire questo cammino è stata la presenza delle Suore Carmelitane Missionarie, fondate dal Beato Francisco Palau y Quer, arrivate presso il borgo acrese di San Giacomo il 27 settembre 1976. Ebbene sì, quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della loro presenza in mezzo a noi.

Come si legge in Ab Ecclesia Condita, «Mons. Rinaldi, allora Vescovo della Diocesi di San Marco-Bisignano, colpito dalla spiritualità carmelitana, chiese una comunità di suore per la parrocchia di San Giacomo Apostolo, la risposta non poteva che essere favorevole. Il Parroco, don Mario Brunocilla, ci accolse con gioia e ci presentò alla comunità parrocchiale. Era il 27 settembre 1976. Nel paese l’accoglienza alle suore non fece difetto, ogni casa era una porta aperta per noi, ci fecero sentire come in famiglia. Fiduciose, ci demmo subito a mettere in opera l’apostolato nelle più svariate forme: scuola materna, a cui don Mario teneva moltissimo, catechesi, gruppi di preghiera, visite alle famiglie, servizio infermieristico a domicilio quando veniva richiesto. Successivamente, il lavoro in ospedale fu indispensabile per consentire alla nostra comunità autonomia economica e poter rispondere alle necessità riguardanti la manutenzione della casa dataci come dimora: molto bella, spaziosa, ma carente dell’essenziale, come ad esempio l’impianto di riscaldamento, e questo, in un paese di montagna con inverni allora molto rigidi, era necessario; inoltre, le spese inerenti la formazione catechistica: sussidi vari, libri, audiovisivi. Tutto poté essere realizzato ed oggi si evidenzia un considerevole miglioramento, a partire dal coinvolgimento dei laici nelle diverse attività pastorali» (Ab Ecclesia Condita, 2021, p. 32).

Un apostolato che continua, ancora oggi, con instancabile dedizione, per garantite una concreta prossimità a coloro i quali sono soli e nel bisogno; ai fanciulli e ai giovani; agli adulti e agli anziani. Infatti, alla sequela del Signore Gesù che semina la Parola di salvezza e custodisce il suo gregge, è nato un gruppo che guarda al loro stesso carisma: il Carmelo Missionario Secolare, per essere concretamente «una Chiesa missionaria» (Leone XIV, 8 maggio 2025).

Una presenza, quella delle suore, generosa e feconda, generatrice di fede, di speranza e di carità, alla luce del luminoso esempio del fondatore, il Beato Francisco Palau, uomo dall’animo incandescente, e del Vangelo.

Una presenza orante che ha sostenuto e sostiene il cammino della nostra comunità.

La vocazione ricevuta dal Signore Gesù gratuitamente, gratuitamente è stata donata a noi. Lo spirito che ha mosso i loro passi, è stato quello della missione ad gentes, dell’evangelizzazione, mediante la pastorale parrocchiale. Hanno fatto loro il monito del Decreto sull’attività missionaria della Chiesa del Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale afferma che «inviata per mandato divino alle genti per essere “sacramento universale di salvezza” la Chiesa, rispondendo a un tempo alle esigenze più profonde della sua cattolicità ed all’ordine specifico del suo fondatore, si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini» (AG 1).

Le Suore Carmelitane Missionarie, rappresentano un unicum nel mezzogiorno d’Italia, una presenza, pertanto, importantissima, capace di fare sintesi tra l’azione e la contemplazione del mistero inesauribile di Dio, dimostrando di essere «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1,23) annunciando a tutti il Vangelo del Risorto (cfr. Mt 16,15), sicure che «il Signore ha disposto che quelli che annunciano il Vangelo vivano del Vangelo» (1Cor 9,14) e così per loro è ancora oggi.

A tal proposito, Papa Francesco scriveva che «la gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria. La sperimentano i settantadue discepoli, che tornano dalla missione pieni di gioia (cfr Lc 10,17). La vive Gesù, che esulta di gioia nello Spirito Santo e loda il Padre perché la sua rivelazione raggiunge i poveri e i più piccoli (cfr Lc 10,21). La sentono pieni di ammirazione i primi che si convertono nell’ascoltare la predicazione degli Apostoli “ciascuno nella propria lingua” (At 2,6) a Pentecoste. Questa gioia è un segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Ma ha sempre la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Il Signore dice: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!” (Mc 1,38). Quando la semente è stata seminata in un luogo, non si trattiene più là per spiegare meglio o per fare segni ulteriori, bensì lo Spirito lo conduce a partire verso altri villaggi» (Evangelii gaudium, 1).

Alla luce di quanto affermato, si celebrerà, senz’ombra di dubbio, questo gioioso anniversario con quanti vorranno ritrovarsi a rendere lode a Dio per questa dolce presenza.

Angelo Girardi

Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -