La Sila e il lavoro di Zurlo

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Chi ha letto sulla Sila Regia citata, fra gli altri da Padula, ricorderanno, si è scritto, che i documenti raccolti da Zurlo andarono dispersi.

Ora abbiamo rintracciato notizie interessanti a riguardo e ne mettiamo a parte i lettori interessati. Quei lavori, sono da attribuire, secondo il nostro autore, al segretario Carlo Romeo, “andarono perduti per oltre otto lustri. Solamente si avea la Relazione officiale sulla Sila del 28 ottobre 1792 diretta al Ministro Acton, che fu pubblicata per le stampe nel 1852 e di poi anche ritirata e resa ora rarissima”.

La preziosa fonte prosegue: “Abbiam raccolto dalla tradizione che il Carlo Romeo Segretario dello Zurlo era in trattato di matrimonio con una signora di Policastro, e richiamato in Napoli lo Zurlo improvvisamente per le vicende di que’ tempi, il Romeo che dovette seguirlo lasciò l’equipaggio e tutti i lavori in casa di quella signora, e poi restarono presso un prete zio della medesima; ma il Romeo non tornò più in Calabria e tutto andò dimenticato”.

L’autore prosegue: “L’Ispettore di Acque e Foreste di Catanzaro Luigi Bianchi, mentre era in giro per affari di servizio, capitò nella casa di detto prete” e venne in possesso dei “libroni” (…) Ma saputosi il fatto dalla polizia pria che il Bianchi avesse avuto il tempo di informarne il Governo, l’Intendente De Liguoro fè sorprendere la sua casa e s’impossessò de’ due libroni in foglio, e pensò riferire al Governo con tali colori il suo servigio, che l’Ispettore Bianchi venne immantinenti destituito”. Il Bianchi, però, “non potè affatto esser tacciato d’indelicatezza in quella congiuntura. Il prete di Policastro ebbe una rimunerazione di ducati 300. La lieta notizia fu accolta dal Governo con giubilo grande, onde una numerosa forza di guardie forestali e gendarmeria fu adibita a scortare sino a Napoli il conquistato vello d’oro. Infatti quelle verifiche si elevarono a titolo, e costituiscono il Codice Silano in tutto quello che contro i possessori si trova da Zurlo registrato”.

Il lavoro fu dato alle stampe nel 1867. “Così finalmente ogni interessato ha potuto conoscere quanto il Giudice Zurlo trovò di notare ne’ suoi scritti, senza però la intelligenza o il consentimento delle parti. Vi è questo punto nero che adombra positivamente il fatto di Zurlo, ma egli non potea immaginare che di quel suo lavoro dopo mezzo secolo se ne sarebbe creato un titolo contro i terzi”.

Registriamo qui un chiarimento che non è da tutti conosciuto. “che ove i possedimenti provvenissero da cessioni o vendite posteriori al 17 novembre 1809, in tal caso i fondi s’intendeano ceduti o venduti scevri da tal peso”. La data suddetta “fu sempre oggetto di lunghe investigazioni. Ma finalmente si potè conoscere essere questa la data dell’Ordinanza dell’Intendente Briot della Provincia di Cosenza, colla quale in vista delle leggi eversive della feudalità, si dichiararono aboliti i dritti di Bagliva o sia fida e granetteria, sulla Sila, e si vietò sotto gravi pene ai fittuari di questi dritti di farne esazione”.

I documenti dell’indagine Zurlo e Barletta sulla Sila, perciò, non andarono dispersi.

Giuseppe Abbruzzo

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