Quando l’equidistanza è solo una formula
Una testata giornalistica che si definisce equidistante dalla politica dovrebbe dimostrarlo nei contenuti, non limitarsi a dichiararlo. L’indipendenza editoriale non è uno slogan, ma un criterio verificabile attraverso il modo in cui le notizie vengono selezionate, raccontate e contestualizzate.
Nel caso in esame, questa equidistanza appare più teorica che reale. L’editore della testata ha scelto di candidarsi nelle fila dell’opposizione, compiendo una scelta politica chiara e legittima, ma incompatibile con l’idea di un’informazione realmente autonoma se non accompagnata da una netta separazione tra ruolo editoriale e linea politica. Separazione che, nei fatti, non emerge.
Il direttore responsabile non è stato eletto semplicemente perché non si è candidato e, a differenza delle precedenti amministrazioni, non è stato nominato addetto stampa dell’amministrazione in carica. Questo chiarimento è doveroso, ma non risolutivo. Il nodo centrale non riguarda incarichi formali, bensì l’impostazione complessiva del lavoro giornalistico.
L’informazione prodotta dalla testata si presenta infatti come parziale, orientata e selettiva. I fatti vengono spesso filtrati attraverso una chiave politica univoca, il contraddittorio è debole e la pluralità di voci ridotta al minimo. Più che informare, si orienta; più che raccontare la realtà, la si piega a una narrazione funzionale.
Per nove anni non ci siamo piegati a questo modo di fare informazione, se di giornalismo si tratta, e mai lo faremo. Non lo abbiamo fatto quando sarebbe stato più comodo, né quando il silenzio avrebbe garantito consenso. Continuiamo a non farlo oggi, perché non riconosciamo in questo approccio i principi fondamentali del giornalismo: autonomia, rigore, rispetto dei fatti e dei lettori.
Il giornalismo ha il compito di controllare il potere, non di accompagnarlo o sostituirlo nella propaganda.
Se una testata sceglie di svolgere un ruolo politico, è una scelta legittima, ma deve essere dichiarata con onestà. Rivendicare equidistanza mentre i contenuti raccontano tutt’altro significa tradire la fiducia dei lettori e impoverire il dibattito pubblico.
Questo, di fatto, è ciò che fa la testata Acrinrete.
La città ne è consapevole, noi ne siamo consapevoli. Non è certo questo modo di fare che ci farà cambiare le nostre idee e il nostro modo di agire. Il loro pseudo giornalismo ci rende indifferenti.
Pino Capalbo














