Capobianco e della “carboneria” calabrese

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A proposito di Capobianco, come era detto Vincenzo Federici, vi sono alcune domande da porre: – Come mai i testi scolastici di storia non ne parlano? Come mai non parlano dei moti carbonari calabresi?

Eppure parlano di Carboneria, ma non tengono conto di quanto scrive Carlo Botta, in “Storia d’Italia”, quando mette in evidenza, per l’anno 1808, (è bene tenere ferma questa data) i repubblicani calabresi entrarono in fermento:

Sorse allora la setta dei Carbonari, la quale acquistò questo nome, perché ebbe la sua origine, e si mostrò la prima volta nelle montagne dell’Abruzzo e delle Calabrie, dove si fa una grande quantità di carbone. Molti ancora fra questi settari sapevano, ed esercevano veramente l’arte del carbonaio. Siccome poi non ignoravano, che a voler tirar gli uomini, niuna cosa è più efficace che le apparenze astruse e mirabili, così statuirono pratiche e riti maravigliosi. Principal capo ed instigatore era un uomo dotato di sorprendente facoltà persuasiva, che per nome si chiamava Capobianco. Avevano i Carbonari quest’ordine comune coi liberi Muratori, che gli ammessi passavano successivamente per vari gradi fino al quarto; che celavano i riti loro con grande segretezza; che a certi statuiti segni si conoscevano fra di loro; ma in altri particolari assai erano diversi i Carbonari dai liberi Muratori; conciossiachè, siccome il fine di questi è di beneficare altrui, e di banchettar se stessi, così il fine di quelli era l’ordine politico degli stati.

Avevano i Carbonari nel loro procedere assai maggior severità dei liberi Muratori, poiché non mai facevano banchetti, né mai fra canti e suoni si rallegravano. Il loro principal rito in ciò consisteva, che facessero vendetta, come dicevano, dell’agnello stato ucciso dal lupo, e per agnello intendevano Gesù Cristo, e pel lupo i re, che con niun altro nome chiamavano se non con quello di tiranni. Se stessi poi nel gergo loro chiamavano col vocabolo di pecore, ed il lupo credevano essere il monarca, sotto il quale vivevano. Opinavano altresì, che Gesù Cristo sia stato la prima e la più illustre vittima della tirannide, e protestavano volerlo vendicare con la morte dei tiranni. Così come adunque i liberi Muratori intendono a vendicar la morte del loro Iramo, i Carbonari intendevano a vendicar la morte di Cristo”.

La risposta a quelle domande è: – Una serie di storici tirapiedi dei monarchi non potevano rendere meriti a dei repubblicani e per di più Calabresi, ribelli per loro natura -.

Potremmo fare una lunga lista di dimenticati, ad esempio Francesco Lattari di Fuscaldo. Autore, fra l’altro d’un’Appendice alla Protesta delle Due Sicilie del Settembrini.

Il 29 gennaio 1848, alla promessa costituzione da parte di Ferdinando II pubblicò: Progetto di una costituzione del Regno delle Due Sicilie. Fu rivoluzionario attivo e perseguitato, arrestato e, qui ci fermiamo su questo personaggio, ma se ne potrebbero citare tanti altri.

Benedetto Musolini, ad esempio fondatore della società segreta I figli della Giovane Italia.

Acri non è esente. Tanti furono gli appartenenti a società segrete. Vi operarono due società carbonare poi fuse in una; e, come non ricordare il Comitato segreto fondato da Giovan Battista Falcone e il segretario di quel comitato, sul quale vanamente ricercò la polizia, fu Nicola Romano, prete e autore-educatore eccellente, immeritatamente dimenticato.

Si potrebbe continuare, ma, a conclusione, un invito a ricercare, a quanti ne avessero voglia. Ricercando si scoprirà quanto la storia ufficiale non disse e non dice, per interesse di parte e non per verità storica.

Giuseppe Abbruzzo

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