L’olmo di San Nilo, articolo del direttore della dogana di Bardonecchia, compianto dott. Maurizio Avato

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A proposito dell’olmo di San Nilo, posizionato di fronte all’Istituto Agrario, nel pressi del Collegio di Sant’ Adriano, la sua caduta – avvenuta nel 1961 – ha determinato sgomento anche fra gli studenti sandemetresi del Liceo Classico e dell’Università, tant’e che lo studente universitario di allora: Maurizio Avato, in un significativo articolo, ripercorreva le emozioni che suscitava lo storico albero, nell’arco degli anni, fra le nuove generazioni.

Il documento, ritrovato fra le carte del compianto dott. Maurizio Avato, già direttore della dogana a Bardonecchia (TO), da suo nipote Mercurio Baffa, arricchisce ulteriormente le notizie sull’olmo divelto nei primi anni sessanta, così come riportato in un mio articolo, un po’ di giorni fa.

Articolo che ripubblico, dopo la testimonianza del dott. Avato, soprattutto, per far cosa gradita a chi non ha avuto occasione di leggerlo, precedentemente. 

Approfitto di queste mie poche note per salutare il mio amico Francesco Avato, in più di una occasione, Sindaco della città Metropolitana di Bardonecchia, figlio del dott. Maurizio. Abitudinario lui e il compianto suo papà di quotidiane passeggiate pomeridiane lungo il percorso del centro storico sandemetrese: via Marzile / Salita Mormorica…

Testimonianza del dott. Maurizio Avatosull’olmo divelto

“Nei primi giorni del corrente mese è crollato di schianto colpito da inesorabilmente vento l’olmo del collegio di Sant’Adriano in S. Demetrio Corone.

La data di nascita di quest’ olmo rimonta alla fine del millennio scorso.

Commossi ci siamo recati a porgergli l’ultimo saluto, noi, che l’abbiamo visto da sempre. 

Tornati alle nostre occupazioni, la commozione ci ha stimolato la mente, ha invaso il nostro cuore con immediate emozioni. 

È un detto quello che ti invita a credere che gli alberi muoiono in piedi. Ecco una nobile conferma.

La storia che vi voglio raccontare è quella di un albero gigante in tutto: nella mole, negli anni, nella storia. Questa storia patetica ha del leggendario e commuove.

S.Nilo, prima di fondare l’abbazia di Grottaferrata, ancor giovane, ma già maturo di fede e di santa ispirazione, soleva meditare all’ombra dell’ olmo eremo di Sant’Adriano.

Eravamo intorno all’anno mille e da quella data l’olmo è rimasto là, testimone silenzioso a vivere con i suoi sospiri e varcare i millenni.

Molte cose vide e udì.

Vide ancor giovane poveri e spauriti un sentimento di ribellione e di fede.

Molte dispute sentì, di Platone, Aristotele, molto si nutrì in gioventù, ma anche di patriottismo.

Si direbbe che nell’età critica l’abbiano irrobustito i fervidi sermoni dei frati basiliani, che, abituati al duro delle sue radici turgide di forza, tutti i giorni gli facevano sentire.

Nelle loro doti si esprimevano nella loro lingua (in albanese) se tramavano senza un vero motivo di vita, ma certamente, quasi sempre, parlavano di eternità e di vita soprannaturale, nonché di elisir di lunga vita che l’olmo merita proprio.

E credo che abbia saputo anche di Cicerone: tant’è che lo faceva intendere quel sicuro e dialettico svettare delle sue verdi chiome.

Avrà sentito di Dante e se ne sarà fatto un adeguato aggiornamento. E anche di Gioacchino da Fiore avrà certamente meditato a lungo. Così come di Cassiodoro. 

Avrà sentito, inoltre, parlare di riforme ed eresie. 

L’olmo restava là, con i vecchi umori, non senza il rimpianto dei tempi andati: il rinascimento, le nuove scoperte, che lo costrinsero a sentire anche di astri, di mondi in rotazione e di cose del genere. 

Qualcuno sarà perfino salito sui suoi inviolati rami per sentirsi più vicino al cielo. Non si sarà innervosito: Lui credeva nel cielo. 

Sentì parlare di rivoluzioni: ebbe paura da principio; però, poi, si convinse ed ebbe piacere, perché attorno alla fiamma di un falò, si riunivano giovani che parlavano di libertà e di giustizia.

Intanto il Collegio, il Santuario di S. Adriano, cresceva e diventava famoso, grazie soprattutto ai nuovi venuti… gli Arbëreshë

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Articolo del 26 febbraio 2026

L’olmo di San Nilo

di Gennaro De Cicco

È una foto che ritrae quello che viene indicato a San Demetrio Corone come l’olmo di San Nilo. Nella foto accanto all’albero, completamente divelto, in seguito ad una tempesta avvenuta in paese il primo febbraio1961, ci sono i compianti preside – rettore del Collegio di Sant’Adriano Giovanni Cava e il signor Luigi Viteritti, dipendente dell’ Istituto. 

Un evento per i sandemetresi e non solo, che rappresenta una perdita paesaggistica e simbolica estremamente significativa, considerato che l’albero veniva identificato come l’olmo di San Nilo.

La foto mi è stata concessa dall’amico Franco Cava.

Un momento storico del passato, che mi viene chiarito del tutto dalle notizie che ritrovo, soprattutto, sul sito collegiodisant’adriano, realizzato dall’ Associazione Shpirti Vėndit – Genius Loci di Angelo Lino Luzzi.

Lo stesso prof. Giovanni Cava, invece, nella sua pubblicazione:

Il Monastero Basiliano di S. Adriano e la Comunità vassallatica Italo-Albanese, riporta quanto di seguito e ci fa sapere dove veniva eretto l’olmo: 

“A soli pochi passi da S. Adriano si erge una piccola colonna granitica, sormontata da base ionica marmorea con sopra una croce ad indicare il luogo dell’antico parco dei monaci, dove S. Nilo, secondo la tradizione, soleva sostare per recitare con i suoi frati la preghiera della sera; nelle adiacenze vegeta un antico olmo, che la leggenda popolare indicava come” l’olmo di S. Nilo”

E il dott. Achille Marchianò nel 1992 nella pubblicazione: Il Collegio Italo – Albanese e la Chiesa di S. Adriano scriveva: 

“Poco discosto verso ponente vi è un olmo che, ora, giovanile svetta diritto e prepotente verso il cielo: è un virgulto che dal nodo radicale del vecchio olmo fronzuto, che quelli della mia età ricordano abbattuto dopo una notte di tempesta dal vento di ponente, prepotentemente si accinge indomito a ripercorrere un nuovo secolare ciclo… Così il cenobio di S. Nilo muore distrutto, dai Saraceni ma subito dopo risorge più grande come abbazia, morta la quale la missione riprende col Collegio Italo – Albanese …”.

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