Giovani e politica

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Il voto delle giovani generazioni in Italia non segue una traiettoria univoca ma mostra piuttosto una tendenza articolata e, in molti casi, controcorrente rispetto agli esiti complessivi delle elezioni nazionali.

Analizzando le ultime due tornate elettorali, le elezioni politiche del 2022 e le elezioni europee del 2024, sembra emergere una preferenza significativa, soprattutto tra i membri della Generazione Z (i nati indicativamente tra il 1997 e il 2012), per partiti riconducibili all’area progressista o di centrosinistra.

Questo dato contribuisce a ridimensionare l’idea di una svolta conservatrice delle nuove generazioni e invita a una lettura più attenta e sfumata dei comportamenti elettorali giovanili. Le elezioni politiche del 2022, che hanno visto in Italia la vittoria del centrodestra di Giorgia Meloni, con circa il 44% delle preferenze, mostrano un quadro differente nella fascia tra i 18 e i 34 anni.

In questo segmento, il Movimento 5 Stelle risulta il partito più votato, seguito da Partito Democratico e da Fratelli d’Italia, con percentuali molto vicine tra loro.

In altre parole, due dei tre partiti più votati dai giovani si collocano nell’area progressista non riconducibile alla destra di governo. Anche tra le forze del centrodestra, Lega e Forza Italia risultano meno attrattive per gli elettori più giovani. Una dinamica ancora più marcata emerge dalle elezioni europee del 2024, dove i dati Ipsos indicano che tra gli elettori della Generazione Z il Partito Democratico è stato il primo partito, seguito da Fratelli d’Italia e da Alleanza Verdi e Sinistra, che si colloca stabilmente nell’area progressista.

In questo contesto, le forze di centrosinistra raccolgono un consenso significativo tra i più giovani, mentre il centrodestra tende a consolidarsi soprattutto tra le fasce d’età più adulte. Questo suggerisce che le giovani generazioni quando partecipano alla vita democratica lo fanno esprimendo orientamenti spesso divergenti rispetto alle maggioranze elettorali complessive.

Tuttavia, il quadro europeo e internazionale invita a evitare generalizzazioni. In Francia i dati mostrano una forte polarizzazione: da un lato l’estrema destra del Rassemblement National registra consensi rilevanti anche tra i giovani, dall’altro la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon risulta il principale riferimento politico per le fasce più giovani. In Irlanda, invece, il voto giovanile si caratterizza per una marcata inclinazione progressista, con un forte sostegno alle forze di sinistra, accompagnato da forme di protesta come l’annullamento della scheda elettorale.

In Grecia, la disaffezione verso le istituzioni si traduce in una critica diffusa al sistema politico, senza però determinare una svolta stabile verso la destra; al contrario, le forze progressiste e anti-establishment risultano spesso sovrarappresentate tra i giovani.

Anche nei contesti dell’Europa centrale e orientale emergono traiettorie differenziate. In Croazia il voto giovanile appare più equilibrato, con una presenza significativa di preferenze per partiti di sinistra ma anche per formazioni conservatrici, mentre in Bulgaria il voto dei giovani si orienta frequentemente verso partiti populisti e anti-sistema, riflettendo soprattutto una domanda di cambiamento e di rottura con le élite tradizionali.

In Repubblica Ceca e in Austria, i giovani mostrano in media posizioni più liberali e pro-europee rispetto alle generazioni più anziane, pur con alcune fratture interne, in particolare legate al genere, le donne sono più europeiste degli uomini. In Ungheria, infine, si osserva un crescente distacco dei giovani dal partito di governo a favore di nuove formazioni alternative, in un contesto di forte domanda di cambiamento politico.

Nel complesso i dati suggeriscono che non esiste una direzione univoca del voto giovanile verso destra o verso sinistra, ma piuttosto una pluralità di orientamenti che riflettono sensibilità diverse. I giovani complessivamente prestano più attenzione alle disuguaglianze, all’apertura culturale, ma anche alla ricerca di sicurezza, alla stabilità e a nuove forme di rappresentanza.

In Italia, come in altri contesti europei, emerge un elemento comune poiché sembra che le giovani generazioni cercano di partecipare alla vita politica contribuendo a ridefinire gli equilibri democratici e a portare nuove istanze nel dibattito pubblico. In Italia i giovani sono pochi, ma speriamo facciano sentire la loro voce e fare a differenza. 

Fonti: dati e stime elettorali di Ipsos e Quorum/YouTrendSole24Ore, analisi di sondaggi e exit poll relativi alle elezioni europee e nazionali in Italia e in vari paesi europei 

Assunta Viteritti

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