Verità e ricerca di consenso nell’epoca dei social media

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La stagione “matura” della nostra esistenza coincide con un contesto nazionale e internazionale più che mai confuso e incerto. Guerre, rifiorire di nazionalismi, egoismi, intolleranze contribuiscono, tutti assieme, a un generale clima di incertezza che si riverbera nel nostro attuale vissuto. Sarebbe la nostra un’età nella quale si dovrebbero avere molte più  risposte che domande.

Ci succede, invece, esattamente il contrario, ritrovandoci pieni di domande e poche risposte e certezze. Confessiamo di provare una sana invidia per alcuni osservatori che popolano i social media, così pieni di ricette, di certezze, pronti a sfoderare competenze multiple e soluzioni per ogni problema.

Altrettanto ammiriamo analisti pedissequi, pronti a mostrare come dovrebbe andare il mondo. Spesso la querelle è alimentata artatamente da parte di chi, anche solo indirettamente, si sente chiamato in causa o trova un pretesto per dire : eccomi! Tutto questo ci restituisce una dimensione di un tempo davvero particolare, nel quale ciascuno capisce di tutto e sembra avere la ricetta per tutto. Lo stridore tra le granitiche certezze di taluni e i nostri quotidiani dubbi è notevole.

A volte, il  fine ultimo delle analisi è la ricerca di consenso, puntando su argomenti in grado di suscitare l’indignazione dei più e, in definitiva, la loro approvazione. Viviamo, in estrema sintesi, in un tempo nel quale la parola precede il pensiero e l’immagine anticipa l’esperienza.  I social media hanno trasformato il linguaggio in flusso continuo, la presenza in performance, l’identità  in narrazione costante. Storie che durano 24 ore, commenti scritti d’impulso, opinioni che si accendono e si spengono nello spazio di una giornata.

L’improvvisazione digitale è rapida, spesso superficiale, esposta al rischio della reazione più che della riflessione. Essa rivela, nondimeno,  un desiderio autentico: quello di essere visti, ascoltati, riconosciuti. Il rischio più concreto e immediato di questa agorà mediatica improvvisata è quello di ridurre la verità a ciò che ottiene consenso. La logica del “mi piace” rischia di sostituire quella del vero e del bene. In questo contesto – nel quale ribadiamo il nostro impaccio – forse la sfida più grande è quella di recuperare il silenzio dentro il rumore, ridare spazio e dignità alla riflessione, quindi  alla comunicazione ponderata.

Massimo Conocchia

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