Il fulminante sguardo del basilisco

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Uocchj de basidiscu furminanti, serpa, / tieni vedenu a nugne denti!”, cantava l’innamorato in contrasto con la sua “bella”.

Lei aveva gli occhi del basilisco, che fulminavano, dando alle fiamme ogni mirata.

Il basilisco è un animale fantastico, del quale tramandavano gli anziani nei loro fantastici racconti.

Quell’animale nessuno l’aveva visto, per sua fortuna, ma tutti ne raccontavano dell’esistenza.

Tutto questo perché il popolo sapeva, per tradizione orale, quanto tramandavano gli antichi.

Costoro, però, traevano quel loro sapere dalla mitologia greca e latina e da quegli antichi autori.

Il basilisco dicevano, infatti, questi, come l’autore del distico del canto popolare, aveva il potere di ridurre in cenere quanto cadeva sotto il suo pericoloso sguardo.

Tralasciamo i tanti autori antichi che ne scrivono e rifacciamoci a Plinio il giovane, che nella sua Storia naturale, ci tramanda: “La provincia della cirenaica lo produce grande non più di dodici dita, si nota per una macchia bianca, come un diadema sul suo capo. Spaventa tutti i serpenti fischiando, fa avanzare il suo corpo come il rimanente con flessioni ripetute e s’avanza alto e diritto. Stermina gli arbusti, non solo col contanto, ma soffiandovi sopra, brucia l’erba verde e spacca le rocce, tanta è la potenza del male che è in lui”.

Questa potenza, il citato autore, la evidenzia, ancora, scrivemdo: “Si crdeva anticamente che, se veniva ucciso con un colpo di lancia, stando a cavallo, la potenza del suo veleno, salendo su per l’arma uccideva non solo il cavaliere, ma anche il cavallo”.

Poteva la Chiesa ignorato tanta credenza? Ebbene identificò nella bestia in questione il demonio.

Si riporta che un santo abate, con le preghiere uccise un basilisco rintanato nel fondo di un pozzo. I poveri frati del monastero erano ridotti in fin di vita, per mancanza d’acqua.

Si dice, ancora, che papa Leone IV, abbia liberato Roma da un basilisco, che col suo malefico alito affliggeva gli abitanti con una tremenda pestilenza.

Come al solito il popolo s’ingegnava, da parte sua a mettere in atto quanto potesse distruggere la brutta bestia, che seminava terrore e morte.

Chi temeva d’incontrare il basilisco portava con sé uno specchio. Appena avuto sentore della presenza del terribile sguardo dell’animale, ne faceva riflettere l’immagine nello specchio, sicché il mortale sguardo incenerivo il suo autore.

Browne, a proposito del fantastico animale scrive: “Riguardo alla generazione del basilisco, che proceda da un uovo di gallo covato sotto un rospo o un serpente, è questo un concetto mostruoso quanto la stessa prole”.

È proprio vero: la paura partorisce mostri. Questo è un esempio.

A questo punto penso che basti quanto riportato sul fantastico animale presente, un tempo, anche nella nostra Cultura popolare.

Uocchj de basidiscu furminanti!”.

Giuseppe Abbruzzo

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