“Di sana e robusta Costituzione”
Le parole di Daniele Silvestri rendono meglio di tante altre l’immagine di un Paese che, malgrado tutto, resta legato ai principi e alle regole che ci siamo dati all’indomani della sconfitta del fascismo.
L’esito del referendum confermativo appena concluso ha sancito non solo la netta vittoria del no ma una grande e inaspettata partecipazione, che ha sfiorato il 59% degli aventi diritto. Dato ancora più sorprendente, l’alta partecipazione di giovani: nella fascia dai 18 ai 35 anni il 61% ha votato no. L’esito della consultazione popolare ha ridato, com’era prevedibile, fiato ed energia al cosiddetto campo largo, che dovrà ora essere capitalizzarla e ben indirizzata.
Le vicende degli ultimi mesi hanno permesso di ribaltare le previsioni. Fino a gennaio, il si era avanti nei sondaggi di circa 20 punti. E’ importante capire cosa è successo in questi due mesi: l’inasprirsi del confronto, i toni accesi verso le toghe, la premier che, spinta dalla rimonta del no, ci ha messo direttamente e fortemente la faccia, hanno non solo radicalizzato le posizioni ma convinto una fetta importante di indecisi a scendere in campo in difesa della Costituzione.
L’atteggiamento ondivago in politica estera, l’abbraccio tossico con Donald Trump, l’atteggiamento di “non condividere né condannare”, la sempre più ingombrante e imbarazzante presenza di alcuni esponenti nella squadra di governo, l’incapacità della premier di fare ordine e pretendere dimissioni, devono avere incrinato un rapporto di fiducia che sembrava incrollabile.
Si trattava della prima riforma di questo governo ed è stata sonoramente bocciata. Nessuno ha preteso le dimissioni ma di certo il cammino per il governo sarà non facile e reso più accidentato dalla temperie internazionale e della crisi energetica, che inciderà fortemente sui bilanci familiari, senza contare l’immancabile ricaduta sull’inflazione e i soldi del PNRR che si stanno esaurendo. In una siffatta cornice e dopo lo schiaffo ricevuto, sarà estremamente difficile recuperare consenso e popolarità.
Il messaggio che arriva dalle urne è chiaro: giù le mani dalle regole e, soprattutto, la legge è uguale per tutti! Sul piano più squisitamente politico, il referendum apre a diverse considerazioni. Anzitutto, per il Centro-Destra che ha fatto della lotta a testa bassa contro i magistrati uno dei suoi cavalli di battaglia, l’esito rappresenta sicuramente una battuta d’arresto ma non è detto che questo si traduca automaticamente in una sconfitta strategica.
Piuttosto impone una riflessione sul linguaggio e sulle modalità con cui queste istanze vengono proposte: meno enfasi sulle questioni identitarie e maggiore capacità di incidere su questioni concrete e percepibili e su questo piano l’opposizione potrebbe letteralmente asfaltare l’attuale compagine governativa che nulla ha realizzato di quanto promesso in campagna elettorale (dalle accise alle pensioni, allo stallo economico e della produzione industriale).
Il Centro-Sinistra deve approfittare di questa occasione per fare fronte comune e liberarsi di quelle mele marce che, anche in quest’ultima battaglia, si sono distinte remando contro. D’altra parte, l’opposizione, stroncato il tentativo della destra di mettere la magistratura sotto il controllo della politica, deve farsi portatrice di proposte alternative che mirino a migliorare e riformare, agendo sulla lentezza dei processi, sull’organizzazione, sul potenziamento dell’organico e miglioramento delle condizioni carcerarie.
Il rischio, altrimenti, è che la difesa dell’esistente venga percepita come inerzia o conservatorismo, lasciando terreno fertile a future ondate riformatrici eccentriche e non prive di interessi reconditi. La sfida deve avvenire su una diversa visione del mondo e sulla proposta di programmi alternativi che sappiano coniugare l’attenzione alla spesa pubblica con un occhio attento allo stato sociale e alle condizioni delle fasce più deboli. Sta in questa diversa visione la differenza tra destre e sinistra.
In definitiva, la vittoria del no segna non solo la fine di un tentativo maldestro di regolare i conti con la magistratura da parte del centro destra ma potenzialmente l’apertura di una nuova fase politica. Per il centro sinistra si tratta di un passaggio delicato ma potenzialmente fecondo. Tutto sta alla capacità di riallacciare un legame perso con un elettorato disilluso e ritrovare coesione attorno a un programma condiviso. Lo chiede a gran voce la gente che si è recata alle urne il 22 di marzo.
Massimo Conocchia














