La lunga lotta dell’uomo per sopravvivere: l’arte medica nei secoli
La storia della Medicina è, in definitiva, storia di lotta dell’uomo contro la “nera signora”, contro la sofferenza, la menomazione e si articola in un percorso storico lungo e tortuoso, che passa attraverso credenze religiose. Non a caso, per tempo, il medico antico si identificava col sacerdote e la sua opera si ammantava di un carattere sacrale.
Tuttavia, la funzione razionalistica, pragmatica e di cura, insita nella Medicina, data da molti secoli prima di Cristo. Già nei poemi omerici, si descrivono e si curano ferite molteplici, si applicano cicatrizzanti e analgesici. Gli eroi straziati trovavano nella narcosi del misterioso “nepente” la quiete ristoratrice. Già nel IV secolo a.C. si praticano manovre che si avvicinano al carattere scientifico: si trattano fratture, slogature, si applicano bendaggi, si risolvono fratture craniche depresse con la temeraria trapanazione. Presso i Romani, poi, la Medicina compie un ulteriore passo verso una dignità strutturale e organizzativa: si attrezzano sale operatorie pulite e dotate di strumentazione, si operano ernie inguinali, cataratta, calcoli vescicali, tagli cesarei e persino la rischiosissima resezione del gozzo. Il medico, nell’antica Roma, godeva di un alto prestigio sociale: era un laico, un professionista.
La dissoluzione dell’Impero romano coincide con una lunga fase di decadenza e di stallo della Medicina, fino al Medioevo, quando, contrariamente a quanto si è portati a pensare, la Medicina conosce un nuovo balzo, con la nascita delle Università e lo sviluppo delle tecniche di dissezione per affinare le conoscenze anatomiche. Già prima dell’anno Mille, comincia a muoversi la Scuola Medica Salernitana, assurgendo a pieno decoro scientifico nell’XI e XII secolo, fino a decadere progressivamente e giungere alla soppressione murattiana nel 1811. Per tutto il Medioevo i medici salernitani godevano di fama di ricercatori ingegnosi e guaritori efficaci.
La storia della Medicina durante l’Umanesimo e il Rinascimento trova nuovi impulsi verso la sua dimensione empirica e “scientifica” con l’affinarsi delle pratiche dissettive. Tuttavia, lo spartiacque verso una medicina moderna e con una seria impronta scientifica è rappresentato dal XIX secolo con lo sviluppo dei principi dell’aspesi, le scoperte di Pasteur sulla responsabilità dei batteri nei processi infettivi, che aprirono le porte alla Medicina nella sua accezione di scientifica moderna. La scoperta degli antibiotici – dovuta per primo, alla fine del XIX secolo, all’italiano Vincenzo Timperi, che scopri il potere terapeutico delle muffe e le cui ricerche furono affidate alle polveri degli archivi dell’Ateneo napoletano dalla riottosità degli accademici del tempo– rivoluzionò la chirurgia e non solo, permettendo di aprire con minori rischi, toraci, addomi o crani.
Il percorso faticoso della Medicina verso una dimensione moderna ha conosciuto, tra l’altro, una estrema eterogeneità geografica: alle nostre latitudini, per una serie di ragioni (culturali, economiche, etc), è resistita fino al secolo scorso, accanto a una Medicina ufficiale, la coesistenza di pratiche tra alchimia, magia, superstizione, religiosità, che sono state talmente dure a morire che ne conserviamo nitida traccia nei nostri ricordi di ragazzo e la cui descrizione esula dal presente articolo, che è quello di mettere in evidenza un percorso storico variegato, lento e difficile della lunga lotta dell’uomo contro le malattie.
Massimo Conocchia














