Percorso di letteratura arbëreshe (italo-albanese)
È di Luca Matranga (1567 / 1619) di Piana degli Abanesi (PA) la prima espressione letteraria arbëreshe. Si tratta di una traduzione dall’italiano all’albanese tosco antico, misto al greco aulico della Dottrina Cristiana (E mbsuame ekrështere). L’opera venne pubblicata per favorire i fedeli italo-albanesi, che non comprendevano la lingua italiana, a professare e praticare la propria fede. Vari letterati e poeti avrebbero prodotto – poi – componimenti con motivi religiosi e, più raramente, popolari, anche se i due elementi spesso si intrecciano. Bisogna aspettare – poi – oltre cento anni per avere traccia di composizioni letterarie in lingua
arbëreshe. Il risveglio fu merito, soprattutto, di autori siciliani
come Nicola Figlia (1693/1769) di Mezzojouso e Nicola Chetta (1741/1803) di Contessa Entellina, che ebbero il pregio di divulgare una poesia religiosa popolare, che entrò a far parte del folklore tradizionale. Fra i calabro-albanesi, la prima personalità di rilievo fu Francesco Avati (1717/1800) di Macchia Albanese, umanista, docente di Letteratura Greca presso l’Università di Urbino. E poi Giulio Variboba (1725/1788) di San Giorgio Albanese. Con lui la letteratura arbëreshe ha compiuto un vero salto di qualità. Il poeta pubblicò un poemetto fresco e immediato, ricco di splendide immagini liriche e di intense note di colore: Gjella e Shën Meris Virgjer (la Vita della Vergine Maria). Variboba rappresentò il creatore della poesia albanese e l’immediato precursore della poesia, sviluppata dai tre grandi della letteratura shqipetara: De Rada, Fishta e Frasheri. Gli autori siciliani e calabresi preannunciarono quel florido periodo che va sotto la denominazione
della Rilindja (Rinascita). Un movimento promosso da Girolamo De Rada (1814/1903) e da altri esponenti della cultura italo-albanese, che intendeva risolvere anche la grave situazione politico economica del meridione d’ Italia nell’Ottocento. Un nuovo impulso politico-culturale, che diede forza alla letteratura e importanza all’intera diaspora arbëreshe.
Il calabro-albanese Girolamo De Rada di Macchia Albanese ebbe il merito di far uscire la nuova letteratura arbëreshe dai ridotti ambiti provinciali per inserirla nei vasti circuiti europei. Con la sua variegata attività divenne ispiratore e leader del movimento culturale di rinascita albanese. Egli fu il primo che fece conoscere all’Europa l’esistenza di un’Albania, patria di eroi e terra di nobili sentimenti. Sull’esempio del De Rada, si costituì un gruppo di intellettuali italo – albanesi che posero al centro della loro opera la necessità di rafforzare l’identità arbëreshe e il collegamento con le vicende dell’Albania. Attraverso scritti di vario genere (saggi linguistici, poemi epico-lirici, raccolte di canti popolari e di pubblicazioni di carattere estetico e grammaticale), la questione albanese raggiunse così ambiti nazionali ed europei. De Rada e gli intellettuali, formatisi nella scuola del Collegio di Sant’Adriano, ebbero un ruolo di grande importanza per tutto il movimento italo-albanese. L’Istituto allargò l’orizzonte specifico della cultura religiosa a quella politico-culturale, soprattutto sotto la presidenza
di Francesco Bugliari e Domenico Bellusci, che miravano a un’apertura di interessi verso la letteratura albanese e verso il pensiero risorgimentale italiano e albanese. L’intensa produzione poetica si allargò, poi, ad altri autori come: Francesco Antonio Santori (1819/1894) di Santa Caterina Albanese, che scrisse il Canzoniere Albanese e il primo dramma della letteratura albanese: Emira, Vincenzo Dorsa (1823/1885) di Frascineto, Angelo Basile
(1813/1848) e Giuseppe Serembe (1844/1901) di San Cosmo Albanese … A lui si devono le più belle opere del romanticismo
arbëresh. Con il Serembe la poesia italo – albanese operò un notevole salto di qualità, uscendo dalla struttura impregnata del mondo folklorostico per entrare nella tematica più consonadel romanticismo europeo. E poi ancora: Vincenzo Statigò (1822/1885) di Lungro, prima voce socialista della letteratura arbëreshe, Domenico Mauro di San Demetrio Corone, critico letterario, drammaturgo, uomo politico, che diede alle stampe un prestigioso compendio alla Divina Commedia e il dramma in lingua italiana
l’Errico, Luigi Petrassi (1817/1842), Giuseppe Antonio Nociti (1832/1899) di Spezzano Alba- nese, Antonio Argondizza (1839/1918) di San Giorgio Albanese, spirito vivace e contestatore,Bernardo Bilotta (1843/1918) di Frascineto, discepolo ed amico del De Rada, Demetrio Chidichimo (1846/1922) di Plataci, Giuseppe De Rada (1852/1883), Agostino Ribecco (1867/1928) di
Spezzano Albanese, Cosmo Serembe (1879/1938), Domenico Antonio Marchese (1879/1926), Gabriele Dara (1826 – 1885), Francesco Crispi Glaviano (1852/1933) di Palazzo Adriano…
Tutti questi autori si sono mossi all’interno del romanticismo, ripercorrendone i motivi fondamentali,come quello patriottico. Nel romanticismola letteratura degli Albanesi d’Italia ha vissuto la fase più florida. Una letteratura ricca dell’esperienza italiana e occidentale in genere, alimentata anche dai richiami che la patria degli Avi – all’epoca ancora sotto la dominazione turcaesercitò
in maniera non marginale. Fra l’altro, l’esistenza di una letteratura, espressa nella lingua degli Avi, rappresentò un fatto non trascurabile: un segnale che svelò la vitalità della lingua e della cultura arbëreshe. Un altro grande poeta è stato Giuseppe Schirò (1865/1927) di Piana degli Albanesi, autore di rapsodie e di poemetti di schietto vigore lirico e di squisita raffinatezza formale. Assertore dell’indipendenza dell’Albania, dedicò la sua esistenza alla cultura albanese. Il suo è stato un impegno, accademico, letterario e pubblicistico. Come studiosi, giornalisti e critici da ricordare anche Pietro Camodeca de Coronei (1847/1918),Michele Marchianò (1860/1921) di Macchia Albanese e Anselmo Lorecchio di Pallagorio (1843/1924). Dopo Schirò la letteratura italo-albanese non registrò più poeti e scrittori degni di nota. In effetti con la proclamazione dell’indipendenza dell’Albania (1912) si esaurì un importante capitolo nella storia culturale della minoranza italo-albanese. La nuova letteratura si sviluppò in patria. Tra le voci che si distinsero nel periodo della transizione vanno ricordati nel panorama della letteratura arbëreshe: Salvatore Braile (1872/1960), poeta lirico e satirico di San Demetrio Corone, Aristide Manes (1897/ 1974) di San Benedetto Ullano,Simeone Orazio Capparelli (1852/1930) di Acquaformosa,Cosmo Cerrigone di San Giorgio Albanese, Costantino Bellucci (1796/1867) e Maria Antonia Braile (1894/1917) di San Demetrio Corone… Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, la letteratura arbëreshe riacquisì di nuovo vigore e vitalità. In particolarenegli anni sessanta e settanta si ebbe un risveglio culturale e si posero le basi per rivendicare la
tutela e la valorizzazione della minoranza italo-albanese.
In questi anni, la tradizione letteraria arbëreshe venne mantenuta viva dalle numerose riviste che si pubblicarono nelle comunità (Zgjimi, Zjarri, Katundi Ynë, Lidhja, Jeta arbëreshe, Dita jonë); dalle numerose iniziative culturali di centri e associazioni. In questo periodo sono state pubblicate opere di notevole rilievo e importanza scientifica e didattica e molti studi sono stati portati avanti da insigni intellettuali. Da sottolineare anche il considerevole patrimonio orale, fatto di canti, racconti, riti ed usanze che divulgarono avvenimenti storici e credenze popolari della comunità. La loro raccolta sistematica, nel contesto della letteratura popolare italo-albanese, occupò senz’altro un posto di rilievo. Da questo momento un vivace fermento intellettuale ha dato vita alla produzione di una notevole mole di opere letterarie e studi scientifici sul panorama linguistico-letterario arbëresh. La nascita della letteratura arbëreshe contemporanea risale a Dushko Vetmo – Francesco Solano (1914/ 1999) di Frascineto, insigne figura dell’albanologia contemporanea e fondatore della cattedra di studi albanesi. Nel 1946 pubblicò a Buenos Aires una raccolta di poesie dal titolo Bubuqe t’egra. A lui è intitolata una Fondazione universitaria che si prefigge lo scopo di promuovere, in Italia e all’estero, lo studio e la ricerca in campo albanologico, nonché di intraprendere tutte quelle iniziative volte a favorire gli interscambi culturali. Nel contesto generale, quindi, va sottolineato il ruolo attivo delle Università in generale e dell’UniCal in particolare. E poi da non sottovalutare la produzione di antiche rapsodie, canti d’amore e di sdegno, poesie e filastrocche, proverbi, modi di dire, fiabe, saggi letterari ecc. Da annoverare fra gli autori: gli intellettuali non solo ecclesiastici come Vorea Uiku (1918/1989), Emanuele Giordano di Eianina, Antonio Bellusci di Frascineto, ma anche i vari Emilio Tavolaro di San Benedetto Ullano, Angelo Bugliari di Santa Sofia d’Epiro, Carmelo Candreva di Cerzeto, Giovanni Laviola di Spezzano Albanese, Luca Perrone di Frascineto, Kate Zuccaro di Civita, Giuseppe Del Gaudio di San Nicola dell’Alto, Francesco Fusca di Spezzano Albanese, Pietro Napoletano di Frascineto, Agostino Giordano di Eianina, Costantino Bellusci di Plataci, Luis De Rosa di Ururi, Enza Scutari di San Costantino Albanese, Cosmo Rocco e Vincenzo Belmonte di San Cosmo Albanese, Ettore Marino di Vaccarizzo Albanese, Mario Bellizzi di San Basile, Paskal Renda di Piana degli Albanesi, Martino Pugliese di San Basile, Zef Skirò di Modica e ZefSchirò di Maggio di Piana degli Albanese, Demetrio De Grazia (1850/ 1901) di San Demetrio Corone, Vincenzo Borrescio di Lungro, Vinçenx Golleti Baffa, Demetrio Emmanuele, Vinçenx Bruno di Civita ed altri. E, poi, soprattutto, sul piano della produzione artistica, Giuseppe Cacozza di San Demetrio Corone, autore di récitals musicali e teatrali, poesie e romanzi. Significativo anche il ruolo del Festival dellaCanzone Arbëreshe, che in tanti anni di attività ha prodotto centinaia di testi in lingua arbëreshe. Da sottolineare che molti autori di origine arbëreshe, scrivono le loro opere in lingua italiana. Fra tutti: Carmine Abate di Carfizzi, autore di numerosi racconti, saggi e romanzi prevalentemente incentrati sui temi dei migranti e delle due culture. Con i suoi libri, tradotti in tutto il mondo,ha fatto conoscere gli arbëreshë lontano dai confini calabresi.
- Giornalista
- Docente abilitato di Lingua e Letteratura arbanese
Gennaro De Cicco
















