Vincenzo Paldino: un figlio del profondo Sud con il peso delle radici e la forza dei sogni (realizzati)

Bata - Via Roma - Acri

Si racconta in un fortunato libro “Controvento”, presentato venerdì 15 Maggio a Modena.

Vincenzo Paldino, classe 1980, è un orgoglioso figlio della nostra terra. Nato e cresciuto a San Giacomo, se ne è allontanato – come molti – per cercare la sua piena realizzazione nel Nord, che lo ha accolto e gli ha dato la possibilità di realizzarsi ai più alti livelli.

Siamo stati particolarmente felici di essere riusciti a presenziare alla presentazione del suo libro, “Controvento”, pp 159, Ed. EBS Print 2026, avvenuta venerdì 15 Maggio presso il Forum di via Aristotele a Modena. Siamo arrivati che la presentazione era agli inizi.

Un auditorium stracolmo di un pubblico composito- tantissimi cittadini comuni e tutte le massime autorità cittadine e rappresentanti regionali – a testimonianza di una stima e un affetto immenso che l’autore è stato capace di guadagnarsi con le sue sole forze.

Vincenzo si è trasferito a Modena nel 2003. Dipendente regionale in aspettativa, ha costruito il suo percorso umano e professionale all’insegna dell’impegno civile, della tutela dei diritti e della vicinanza concreta ai bisogni della gente. Dopo un impegno di 15 anni come presidente regionale dell’U.Di.

Con Emilia Romagna e Vice presidente nazionale della stessa,  ha deciso di incanalare parte delle sue energie in politica, nel civismo, divenendo prima consigliere comunale a Modena, poi, nel 2024, eletto Consigliere Regionale dell’Emilia Romagna in una lista civica a sostegno dell’attuale Presidente De Pascale.

Questo breve curriculum era necessario per far capire il percorso che ha portato un figlio della nostra terra a realizzarsi in una delle regioni più avanzate d’Italia. L’affetto era palpabile e sincero. La presentazione ha visto momenti di intensa commozione, soprattutto quando l’Autore, intervistato da due giornalisti, ha rievocato il distacco dalla propria terra, gli affetti, le difficoltà iniziali.

Un lungo applauso, caldo come un abbraccio, ha riaffermato l’affetto degli emiliani, che lo hanno adottato come uno dei suoi cittadini più amati. 

Ritornando al libro, è stato per noi una rivelazione che ci ha permesso di scoprire un lato di Vincenzo fino ad allora ignoto. L’autore esordisce dicendo che scrivere non è il suo mestiere ma, in questo, è smentito dalla prosa immediata colloquiale che caratterizza il libro, sdegnosa dell’enfasi retorica e sentimentale che caratterizza quasi sempre lavori del genere.

Il libro ha degli inevitabili risvolti autobiografici ma sarebbe estremamente riduttivo classificarlo come semplice autobiografia, in quanto si dipana lungo tutta l’esperienza professionale, che attraverso la gestione di un importante servizio a disposizione e tutela dei cittadini, diventa “un viaggio dentro l’Italia che esiste, che spesso non si vede: quella degli sportelli affollati, delle famiglie che resistono, dei ragazzi che cercano un posto nel mondo, dei volontari che tengono in piedi comunità intere senza finire nei giornali”.

Notevoli i capitoli dedicati al volontariato, alla missione in Ucraina all’inizio dell’attuale conflitto che ha permesso all’autore di portare in Italia cittadini di quella terra martoriata, in qualche caso con alcune forzature a quella serratura farraginosa e lenta che è la macchina burocratica.

Di grande calore umano sono le pagine dedicate al volontariato per dare voce, diritti e tanto altro a chi è rimasto, per varie ragioni, indietro e arranca. Un capitolo è dedicato al peso del pregiudizio e chi meglio di uno che è costretto a farsi strada fuori dalla propria terra poteva esprimersi sul tema? Il libro tratta, in sintesi, dei diritti mancati, della forza di chi ha deciso con successo di provare a cambiare le cose.

Il penultimo capitolo è un messaggio di speranza, nel quale l’Autore fa un passo indietro dando la parola ai suoi due figli, Beatrice e Gabriele. E’ a loro, in definitiva, che il libro è maggiormente dedicato e saranno loro e i loro coetanei a raccoglierne il messaggio, che è , in definitiva, un messaggio di speranza e di forza insieme. 

Il libro rappresenta, negli esiti raggiunti, nelle amarezze ma anche nell’epilogo felice, un percorso esistenziale nel quale si potranno riconoscere pienamente le generazioni degli anni 60-80 del Novecento, quelle venute dopo i boomers, che non hanno fatto in tempo a godere dei benefici di quella fase felice e hanno dovuto rimboccarsi le maniche per cercare, spesso fuori da una terra amata ed amara, quelle possibilità negate nel proprio ambiente, che l’autore rievoca con un amore e una tenerezza infinita ma i cui mali sono a tutti noti. 

La vicenda personale, professionale  e politica dell’Autore trova oggi una sintesi intensa nel libro Controvento, un titolo che già racconta molto del suo cammino. Un’opera rivolta a chi non ha voce, a chi ogni giorno reclama diritti troppo spesso negati o dimenticati.

Nelle sue pagine emerge il valore della dignità umana, della giustizia sociale e della memoria delle proprie origini. Non un semplice racconto autobiografico, ribadiamo, ma una testimonianza civile che parla a tutti coloro che credono ancora nel riscatto attraverso l’impegno.

A fine serata abbiamo sancito con un lungo abbraccio la vicinanza a un uomo che è stato capace di farci sentire orgogliosi di essere acresi.

Massimo Conocchia

Screenshot
Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -