Le magare di Pittarella e…

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Padula raccoglie quanto si diceva ai suoi tempi, in fatto di magare.

Le più potenti, scrive, erano a Pittarella. Quanti volevano risolvere i loro problemi più vari e diversi vi si recavano fiduciosi e la fattucchiera, si diceva avesse la capacità di risolvere tutto, ma proprio tutto.

Quanto su riportato non poteva sfuggire al celebre Donnu Pantu, all’anagrafe Domenico Piro.

In una sua composizione vi è una donna che, ad evitare di commettere qualche involontario errore, decide:

Me vaju de Pittarella a cunsurtare,

e là ne sientu tuttu lu tenure.

Poi ci ripensa e considera:

Ma chi me serve stu viaggiu a fare?

Vaju duve se vade ‘ntutte l’ure.

Decide, così, di andare, per consiglio, da zia Diana, la quale è notorio che

Ogne cosa occulta me spiana.

Chi è questa potente maga? Più potente di quelle di Pittarella?

Ai tempi nostri non se ne ha il più pallido ricordo. Ma allora!

Allora era il non plus ultra fra quante avevano quel prezioso potere, come ci informa Donnu Pantu:

chista è tanta famusa e Nigromante

chi Pietru Bajalardu nun fô nente

Come si ricorderà di questo famoso magu e mastru ne ho scritto altra volta.

Ecco come procede:

ccu’ la sua virga niura ad unu stante

tuttu lu ‘Nfiernu fa tremare a dente,

chissa cunsula ugne attristatu amanti

 ccu’ la sua arte magica putente;

ccu’ li sua ‘nzarmi rumpe tanti ‘ntrichi:

n’ha junti ventri n’ha junti villichi!

Zia Diana, risolveva tutto, operava in tutti i campi e accucchiava villichi, ossia preparava potenti filtri d’amore. Per avere un’idea, anche se minima, di questi poteri, basti sapere che, come le donne di un antico popolo – citate da Leopardi, trattando degli errori popolari degli antichi -, facevano sparire dal cielo il sole e la luna!

Chista ccu’ le sue magiche parole

te fa lu Sule, e la Luna scurare;

vidi lu viernu rosi ccu’ viole;

l’estate te fa vìdari jazzare.

Quella maga era veramente potente!

Tutto questo, però, è nulla, perché

E quannu se ‘ncapriccia, e quannu vole

l’uomini muorti fa resuscitare:

 e si fuosse golusa, avida d’uoru,

ccu’ ‘nu circhiu te trova ‘mu trisuoru.

Che volete di più da una maga? Se fosse stata fra noi con tanta potenza chi, fra noi, non avrebbe fatto ricorso a lei per risolvere i tanti problemi?

Quel tesoro di maga, che faceva resuscitare gli altri, non sappiamo come e perché, non riuscì nel mantenere in vita se stessa!

Se ne rammaricò? Non lo sappiamo e, perciò, non è possibile dare risposta.

Provate un po’ voi, amabili Lettori, a cercare una risposta, forse sarete più fortunati.

Giuseppe Abbruzzo

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