Festival della Canzone Arbëreshe I Remember Yesterday
Era questa la foto che cercavo. Sapevo di averla, ma non riuscivo a trovarla.
Non mi ricordo di aver vista tanta gente in un Festival della Canzone Arbëreshe. Chi con l’ombrello, chi senza, chi con delle buste bianche di plastica in testa …
Erano lì, tutti fermi, non si muoveva nessuno.
Tutti concentrati verso il palcoscenico.
Fra l’altro, era in atto uno spareggio fra due canzoni e non solo…
Mi ricordo molto bene …Anzi quei pugni chiusi determinarono variegate sensazioni, all’ interno dei due schieramenti. Una sinistra agguerita che rivendicava libertà: “E gjegja thëne një fjalë si la libertà, ca njeres e thëressin edhe Çiviltà …” e una destra sornione, speranzosa che alla fine l’avrebbe spuntata ancora, grazie ad una sorta di status quo che alleggiava nell’aria.
Ma non fu così…
Quel vento di libertà che sprigionava il Festival diede speranza al riscatto di tutta una comunità.
E da lì fu un susseguirsi di tante novità che cambiarono per certi versi l’ approccio generale degli eventi in tutta l’ Arbëria. Diventarono più conformi a nuovi atteggiamenti, che sembravano più risolutivi, non solo nei gusti musicali, ma anche nelle problematiche sociali.
Scene di un film, mai visto prima …
L’improvvisato cronista, spento il microfono, annotava sul taccuino che “un numeroso pubblico applaudiva costantemente gli interpreti delle canzoni in gara“, forse neanche accorgendosi di quella piccola /grande rivoluzione che era in atto… all’ interno del terreno di gioco di un campo sportivo che pareva fosse tornato ai fasti della famosa Sandemetrese cià cià cià, che sfiorò per un solo punto la serie D… E neanche la pioggia, improvvisamente caduta, allontanava i presenti dal Marcello Marchianò“.
Mentre un pubblico compito, alle ore 2.00, attendeva ancora il responso finale della serata canora, il solito presentatore improvvisava il gioco delle barzellette.
Non l’avesse mai fatto, perchè in contemporanea il patron D’ Amico gridava di spegnare tutti i microfoni per far sì che non si ascoltasse la barzelletta romanesca “un po’ spinta”.
Tutto è andata bene, anzi è andata oltre le semplici canzoni che si canticchiavano già da qualche anno. E questa volta neanche il palco ha fatto movimenti strani, nonostante i soliti due “tavoli e i tre ferri arrugginiti”, così come “ricorda chi non ricorda proprio niente”, perchè i palchi di una volta erano belli e compatti come non mai. E si reggevano su lunghe sbarre di ferro, chiamati tubi innocenti, che l’amico meccanico Giuseppe Canadè sistemava.
E quindi amici miei, scusate un po’, ma insisto nel dire che ogni palco di allora ha avuto una sua storia, che mi azzardo a definirla: artistica e letteraria… E quella volta anche politica …
Questo era il Festival di una volta e speriamo che sia anche di oggi: Il termometro di tutta una comunità…
Il palco, l’orchestra e tutto il resto – a mio avviso – dovrebbero essere per il Festival cose complementari, rispetto a tutto il resto. Che ben vengano ugualmente queste cose, perché è necessario rispettare i tempi moderni…all’insegna delle novità.
Che non siano però un’esagerazione in termini soprattutto economici, perché si rischia che tutto sfugga di mano…
E che non diventi tutto ciò, magari, specchietto per le allodole di qualsiasi natura. Chi ancora non recepisce, intendo ancora ripeterlo, non è la forma ma la sostanza che determina il successo della nota e più importante Kermesse d’Arbëria.
Per la cronaca il 1981 ha vinto il compianto poeta cantautore di San Benedetto Ullano prof. Alfio Moccia, con la canzone “Sot u zgjova / Oggi mi sono svegliato”.
L’appuntamento festivaliero quest’anno è stato fissato nel mese di Agosto nei giorni 6 / 7 / 8 San Demetrio Corone. A fare da cornice al Magico Evento, XLIV Festival, l’omonima Abbazia normanno-bizantina (955).
















