Quegli “adamantini” liberatori!

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Fatta l’Italia, gli italiani arruffoni erano all’opera.

L’on. Ricciardi nella tornata parlamentare del 16.5.1861 tuonava: “I giudici mancano in questi tribunali da circa sei mesi, con grave danno della cosa pubblica poco o nessun divario fra l’antico regime e il presente, miseria, ingiustizia e malversazioni; nessun provvedimento a pro dell’istruzione pubblica, nessuna intrapresa di opere pubbliche, la guardia nazionale male organizzata e malissimo armata; i soli operai della campagna hanno lavoro, nessuna idea politica nelle moltitudini. Francesco II non ha altro merito, tranne quello di essere più noto di Vittorio Emanuele!

La reazione mossa più che da altro, dal desiderio di saccheggio, né da potersi vincere, se non col ridonare la prosperità al paese, col dare impulso all’agricoltura, al commercio e alle industrie”.

Sembra sentire gli attuali parlamentari. Ma, son passati quasi due secoli!

Ricciardi continua e presenta quanto avveniva in Capitanata: “Governatore conte Bardesono, giovanissimo ignaro affatto degli uomini e delle cose della provincia (Movimenti), dà udienza in contegno reale e si rende sempre più impopolare per la sua albagia. Misure arbitrarie ebbero luogo per essersi la sera del 25 marzo gridato abbasso al governatore. L’amministrazione affatto nulla. I più gridano: si sta peggio di prima! I tribunali zoppicano. Alla guardia nazionale furono distribuiti, in tutta la Capitanata, solo 2400 fucili. Esistono in essa qua e là elementi nemici. ln Foggia fra gli uffiziali si annoverano sette cavalieri di Francesco II. Grande la miseria nella città, per mancanza di lavoro. Nessuna opera pubblica in attività. Furti a mano armata per ogni dove. Molti elementi di reazione, massime nel Gargano”!

Precisa: “In generale le relazioni delle altre province sono, fatte poche eccezioni, della stessa natura”.

La popolazione reagiva, ma Vittorio Emanuele, che criticava “re bomba”, una volta al potere non fu da meno:

misure arbitrarie ebbero luogo per essersi la sera del 25 marzo gridato abbasso al governatore (…) I più gridano: si sta peggio di prima! I tribunali zoppicano (…) Furti a mano armata da per ogni dove”.

La storia ufficiale queste cose non le dice e a leggerla sembra che si fosse vissuti nel regno di ben godi e non si capisce, come e perché si sia finiti miseramente.

L’oratore, per chi non lo sapesse, fu liberale a perciò risponde: “Io credo che nessuno dubiti del mio italianismo, che nessuno dubiti del mio patriottismo…”.

Tanto si denunciava in Parlamento.

Ai richiami del presidente (parte dolente!) rispose: “mi limiterò a dirvi, o signori, che la situazione è gravissima…”.

Questa è Storia ed è impressa negli atti parlamentari.

Giuseppe Abbruzzo

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