Mago o scienziato?

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Famoso nell’antichità era un mago sciita di nome Abari. Sembra sia vissuto tra il VII° e il VI° secolo a. C.

Fu sacerdote di Apollo Iperboreo, del quale si credeva la incarnazione.

Di lui e dei suoi poteri se ne discuteva molto ai suoi tempi e successivamente, tanto che perfino Erodoto ne scrisse. L’anzidetto – al quale si dà patria in Alicarnasso, sembra che, invece, sia nativo di Turio (484 a. C. + 425 a. C.) – dice che Abari non viaggiasse come tutti gli umani, ma suo motore di locomozione era una freccia, datagli in regalo da Apollo Iperboreo, e non toccasse cibo di sorta. In realtà, poi, lo umanizza e mette in dubbio i voli.

Platone (428-348 a. C.) lo cita fra i medici Traci.

Abari aveva abbandonato il paese natale. Il suo responso, nel lasciare quella città, fu che gli Ateniesi avessero dovuto offrire soccorso a tutte le popolazioni.

Arpaccazane tramanda che, essendo la terra afflitta da mortale pestilenza si fossero dovute indirizzare agli dei preghiere comuni in favore di tutte le nazioni.

Come dire, ai tempi nostri, di dare a tutti quanto si possiede e conosce in caso di epidemie!

Si dice che Abari predicesse terremoti, sedasse tempeste e tanto e tant’altro, atto a scongiurare catastrofi.

Giamblico, in Vita di Pitagora, scrive che aveva il potere di liberare da fame e da peste.

Riportano gli antichi autori che il “mago” dalla Grecia passò in Italia attratto dalla fama di Pitagora.

Con quest’ultimo ebbe rapporti stretti e il filosofo di Samo lo mise a parte delle sue idee e, particolarmente, di quelle sulla natura.

I Greci, in particolare, sostengono che volasse su di una freccia, come detto, al modo che si diceva, in tempi a noi più vicino che le streghe viaggiassero a cavallo di una scopa.

Fra gli autori citato vi è Imerio, il quale ritiene Abari uno sciita e che, a quanto si diceva, “era di natura Iperboreo; dalla parola, però, sembrava greco, mentre sembrava sciita nell’abbigliamento e nell’aspetto”.

“Venne ad Atene – continua – reggendo in mano un arco, con la faretra che gli pendeva dalle spalle; indossava un mantello stretto alle reni da una cintura dorata; e indossava calzoni lunghi fino ai piedi”.

Se questo era l’abbigliamento, però, non ha nulla a che vedere con quello degli Sciiti, che vestivano coperti di pelli.

Sembra che dopo la morte di Abari la gente continuasse a recitare “Oracoli sciiti”, dei quali era creduto autore.

Comunque sia sarebbe stato interessante, soprattutto, sapere come e su quali basi Abari potesse prevedere terremoti e tempeste.

Questo, però, era un segreto e noi rimpiangiamo tanto potere, o se volete, tanta scienza che, ai giorni nostri avrebbe potuto evitare lutti e rovine.

A questo punto ci viene spontaneo porre una domanda: – Abari era un mago o uno scienziato? -.

In tempi a noi più vicini tanti scienziati, incapaci di riconoscerli come tali, furono scambiati per maghi e mandati al rogo o, nella migliore delle ipotesi, relegati in carceri.

Quei delitti sono da attribuire alla Santa Inquisizione, che santa non era e nessuno pagò mai per gli assassini commessi.

Citiamo qualche esempio per tutti: il filosofo Tommaso Campanella, Giordano Bruno e tanti altri.

In tutto questo, purtroppo, la Chiesa ebbe la sua preponderante parte, ribadiamo, in barba al rispetto per la persona umana!

Giuseppe Abbruzzo

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