Se definirsi antifascisti diventa un problema …

Bata - Via Roma - Acri

Gli organizzatori della fiera “più libri più liberi” hanno chiesto agli editori partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione nella quale si definiscono antifascisti. Si tratta, ad ogni evidenza, di una sottoscrizione, finanche ovvia, fedele ai principi della nostra carta costituzionale che è nata proprio sui principi dell’antifascismo. Il Presidente del Consiglio ha gridato alla censura. E’ stata questa forse la cosa più grave, ossia che un alto rappresentante delle Istituzioni abbia criticato quella che dovrebbe essere una richiesta ovvia.

Dietro tutto questo si nasconde, in realtà, un problema mai risolto da parte della Destra, meno che mai oggi che è forza di governo: il legame col passato e i conti non fatti con fascismo.

Il Presidente del Senato ha più volte manifestato impaccio nel valorizzare i principi fondamentali della Resistenza, da cui è la nata la nostra democrazia, a cominciare dai festeggiamenti per il 25 Aprile, i cui martiri l’on.le La Russa vorrebbe omaggiare contestualmente alla memoria di coloro che scelsero, invece, di stare dall’altra parte, ossia i cosiddetti repubblichini.

La recente uscita di Giorgia Meloni non è che uno dei tanti momenti in questi 4 anni nei quali il fardello del passato non è mai veramente stato liquidato. Oggi, poi, c’è un elemento in più che induce la premier su posizioni più oltranziste: la nascita di Futuro Nazionale, che insidia FdI proprio su un terreno identitario che la premier aveva scelto di annacquare con qualche tono pastello, imposto dal ruolo ma che oggi è costretta a rivendicare con più forza per non lasciare spazio a chi sta invadendo un feudo che Giorgia Meloni pensava le spettasse per ereditario dono.

Smorzato l’abbraccio con Donald Trump, che la stava soffocando, dopo un poco convinto riavvicinamento su posizioni europeiste, ecco che, in vista della campagna elettorale, è costretta a rivendicare alcune paternità e a difendere alcuni principi. Continua, in buona sostanza, a tenere i piedi in due staffe: si tratta, però, di una mossa non solo azzardata ma che tradisce una difficoltà evidente a gestire una coalizione che, per uno strano paradosso della storia, si sta involvendo verso posizioni più estreme con buona pace dei cosiddetti moderati, che finiranno per contare sempre meno.

Al di là, pertanto, dell’evento contingente, pur grave, l’uscita del Presidente del Consiglio è un epifenomeno che rivela un’incapacità di fondo di tenere, come fino ad oggi è avvenuto, una sintesi tra posizioni non sempre collimanti. Oggi l’imperativo è non perdere consensi per via di tentennamenti sul terreno identitario.

Vannacci continua a fare proseliti e a crescere nei sondaggi, troppo e troppo in fretta per esitare. Il rischio è ora di vedere la Meloni più agguerrita che mai su tematiche care a una destra estrema e che, inevitabilmente, imporranno di lasciare sul campo non solo la veste “moderata” ma anche temi e posizioni care a una parte che fino ad oggi l’ha sostenuta.

Il cosiddetto campo largo sarà nelle condizioni di approfittare di questa oggettiva difficoltà del centro-destra o continuerà a portare acqua e a rianimare con le proprie divisioni una coalizione che due mesi fa era al tappeto e che oggi resiste proprio in forza di oggettive incapacità di chi dovrebbe rappresentare l’alternativa?  

Massimo Conocchia

Bata - Via Roma - Acri

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

error: - Contenuto protetto -