Ensemble. La storia di molte storie
Ensemble racconta la storia di un giovane migrante che deve trovare la sua personale, vitale e singolare scoperta dell’autoriconoscimento di sé stesso, nella sua nuova vita nel paese che lo prende con sé. Spoiler, Sekou ci sta riuscendo. Si tratta di un progetto corale, di una associazione che lavora con e per i giovani migranti, di un gruppo di giovani migranti, della collaborazione con l’università della Calabria.
Tanti saperi, tante competenze, tanta creatività, tante vite che cercano comunanza e senso in un mondo contemporaneo che spinge a perdere il senso. Un progetto che racconta attraversamenti, arrivi, ma non solo in senso geografico, esperienze umane che rischiamo dalla partenza all’approdo. Al centro la storia di Sekou che ha attraversato il Mediterraneo, come tanti, e che viene accolto presso La Casa di Abou Diabo, il centro SAI per minori stranieri non accompagnati di Acri, in Calabria, un importante punto di riferimento per l’inclusione sociale, l’arte e l’integrazione sul territorio.
Al centro del docufilm è il delicato tema dell’ospitalità e una mescolanza di vite tenute insieme dalla separazione e dalla speranza. Sekou arriva al Centro e questo costituisce la scintilla della narrazione, la sua storia ci accompagna tra i ricordi delle esperienze vissute nella rotta migratoria, con tutti i suoi rischi e le sue incertezze.
Il viaggio di Sekou non finisce con lo sbarco in Italia che è piuttosto l’inizio, un inizio, uno dei tanti nella vita di questo ragazzo, così giovane e così saggio. L’arrivo al Centro, ad Acri, in macchina, con lui che guarda fuori, le colline, le dolci e tortuose curve e le valli del paesaggio verso il paese, lui guarda quelle colline in pieno giorno, quasi affacciato al finestrino dell’auto che lo porterà in un luogo che non conosce ancora e che non ha scelto.
Il posto dove farà un percorso altrettanto complesso, fatto di una nuova lingua, di apprendimento, della fatica delle nuove relazioni in una comunità sconosciuta, un mondo di accoglienza insieme acondivisione. Ensemble, il nome del docufilm, racconta del viaggio dentro la quotidianità dell’accoglienza, della scuola, del disegno, della musica, i compiti giornalieri e l’intreccio delle immagini dei ricordi faticosi misti a tutte le speranze e aspirazioni.
Li vediamo arrivare con le coperte termiche o con le bottigliette d’acqua, a seconda della stagione di approdo, sulle coste mediterranee d’Europa, sulle banchine della costa Siciliana o Calabrese o di altre spiagge del mediterraneo occidentale ricco e oggi impaurito dal mood del presente. E poi, cosa succede? Di quei giovani che hanno perso tutto (quelli che non approdano anche la vita), ma poi quando arrivano cosa fanno, dove vanno quando scompaiono dagli occhi della cronaca che vediamo in televisione? Ecco, la storia di Sekou nel docufilm inizia proprio quando finisce la cronaca, quando non ci sono più riflettori e quando ci siamo dimenticati di loro.
La storia di Sekou, inizia ad Acri, o almeno qui inizia un nuovo pezzo della sua vita. E mentre lo accompagniamo nel suo arrivo al Centro ne cogliamo tutta l’incertezza ma anche una sottile meraviglia, paura ma anche acuta serenità.
Non voglio dire molto altro, il film deve essere visto, non ci sono eroi, non ci sono storie eccezionali, ci sono esperienze e possibilità. Quello che voglio dire qui è che nel film siamo accompagnati dentro una realtà, si apre una casa, si apre il Centro e vediamo cosa succede nella vita di questi giovani (giovani d’età ma non di vissuto), che sono accolti e che accolgono dentro loro stessi le nuove possibilità della vita in Occidente, in Italia, in Calabria, ad Acri.
La Casa dedicata alla memoria del giovane Abou Diabo apre le sue porte e vediamo il loro lavoro quotidiano, la costruzione di piccole abitudini, la costruzione della convivialità, la costruzione dell’altro, di chi arriva e di chi accoglie, le pratiche dell’accoglienza che diventano gentilezze, ascolto, ironia, sguardi, parole che pian piano diventano più nitide, più consapevoli. La paura lascia il posto a una nuova serenità, ai colori delle stanze, alle nuove amicizie, agli scambi, alla vita di tutti i giorni che costruisce relazioni e identità.
Nelle pratiche quotidiane di tutti i giorni si costruisce fiducia, rispetto, ascolto, silenzi e parole. Di questo è fatta la bella accoglienza. Di questa accoglienza abbiamo bisogno. La collaborazione del Centro con l’Università della Calabria e l’esperienza corale di due bravi registi (Manuel Cundari, Eugenio Piluso e musicisti (della statura di Eugenio Bennato) mostra un Ensemble che esce allo scoperto e si racconta.
Diventiamo parte dell’esperienza di Sekou e del Centro, di ognuno dei ragazzi che diventano parte e sorridono, che incontrano di nuovo il mare ma questa volta per giocare nella spuma dell’acqua, che questa volta è dolce, c’è il sole. Sekou quando l’ho conosciuto, l’estate scorsa, mi ha detto che aveva 16 anni, sembrava più grande e lui mi risponde: “sono più grande!” Era vero, lui aveva attraversato mondi faticosi e terribili per un ragazzo, era diventato grande durante il viaggio ed era approdato ad una nuova vita. Una vita che ricomincia, Ensemble!
Chi ha la fortuna di vedere il docufilm può farlo la sera del 29 giugno a Piazza Sant’Angelo ad Acri.
Assunta Viteritti

















