Legge elettorale: in arrivo l’ennesima farsa

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La legge elettorale che l’esecutivo si sta apprestando a fare approvare a colpi di maggioranza, cosiddetta “melonellum”, rappresenta l’ennesima “porcata”, per usare l’espressione che l’ideatore del “porcellum” coniò per definire ciò che aveva partorito. L’intenzione, un classico, sarebbe quella di garantire governabilità, in realtà è il tentativo di attribuire a una coalizione che raggiungesse il 42%, oltre il 60% dei consensi, ingigantendo il consenso e trasformando una maggioranza in un potere assoluto, notevolmente amplificato rispetto al consenso ottenuto.

La maggioranza così eletta sarebbe in grado di eleggere da sola il Presidente della Repubblica, con tutto ciò che ne deriverebbe in termini di scelta di una figura che dovrebbe, in teoria, rappresentare tutti gli italiani. Altro aspetto aberrante è il discorso sulle preferenze che FdI formalmente dice di volere ma sarebbe pronta ad affossarle in aula per non scontentare FI e Lega che le vedono come fumo negli occhi. Nella proposta attuale ci sarebbe l’intenzione di garantire un listino di nominati, messi ai primi posti, per poi passare all’elezione degli altri componenti con le preferenze.

La maggioranza si garantirebbe, così l’elezione delle persone gradite, mentre con le preferenze passerebbe solo qualche candidato nei due partiti più grossi (FdI e PD), in quanto gli altri partiti minori, difficilmente avrebbero la possibilità di fare eleggere altri candidati oltre ai primi “nominati”.

Insomma un sistema per salvare la faccia, dicendo formalmente di volere le preferenze ma, nei fatti, affossandole. Ci conforta, comunque, un dato: storicamente qualsiasi maggioranza che abbia riformato la legge elettorale – allo scopo non dichiarato di impedire la vittoria della controparte – è rimasta vittima dei suoi stessi inciuci ed ha finito per perdere, ottenendo un effetto boomerang. Ultimo Renzi con l’Italicum concepito per impedire la vittoria die 5 stelle, che puntualmente avvenne nel 2018. Per non parlare del “porcellum” che finì per determinare la vittoria di misura di Romano Prodi nel 2006.

La speranza di ogni cittadino onesto è non settario resta la Corte Costituzionale, cui ci appelliamo fin da ora, aggrappati alla speranza che un premio di maggioranza così sproporzionato finirebbe per essere incostituzionale. Sarebbe un bel modo di concludere una legislatura, partita con grandiosi proclami e finita nel nulla assoluto sia sul piano delle riforme (zero) che su quella dei risultati, a cominciare dalla produzione industriale, welfare, sicurezza, immigrazione, sanità, scuola, politica estera, posizione internazionale del nostro Paese.

D’altra parte, la vera forza di questo governo sta nella perdurante mancanza di alternativa credibile e a portata di mano. Ci viene in mente uno sketch  bellissimo di Corrado Guzzanti durante la campagna elettorale del 2001.

Facendo la parodia del candidato premier del Centro Sinistra (Rutelli), Guzzanti se ne uscì con una battuta rimasta celebre. Rivolto a Berlusconi, il Rutelli-Guzzanti se ne uscì – dopo un elenco dei “favori” fatt dal Centro Sinistra al cavaliere – dicendo “Ma che voi ah Berluscò? Te stamo a portà l’acqua con le orecchie, che voi pure ‘a scroza de limone?”. Venticinque anni dopo si potrebbe usare lo stesso schema cambiando solo il protagonista con la coppia Schlein – Conte.  

Massimo Conocchia

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