Ok boomer…

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In questa tarda e instabile primavera, siamo stati attori forzati di un siparietto, a tratti simpatico, a tratti triste per alcuni risvolti. Ai giardini pubblici, un gruppo di adolescenti, il più grande dei quali avrà avuto a mala pena 15 anni, se nestavano adagiati su lo schienale di una panchina, fumando e sporcando tutto attorno. Ci siamo permessi di suggerire un modo più comodo di utilizzare la panchina, non omettendo di sottolineare i danni del fumo. Il più piccolo di loro, senza distogliere lo sguardo dallo smartphone, ci ha liquidato con un lapidario “Ok boomer”.

Riconosciamo di essere stati spiazzati: non ci aspettavamo una risposta così tranchant e soprattutto su un terreno non pertinente e per noi assolutamente sfavorevole. Decidemmo di non replicare ma, durante il tragitto che ci riportava a casa, l’episodio non mancò di suscitarci una serie di considerazioni. Prima di quell’episodio, erano stati solo i nostri figli, scherzosamente, a etichettarci con quel titolo che, se volessimo essere fiscali, non ci apparterebbe per uno o due anni. Ad ogni modo, l’evento è sintomatico e sotto diversi aspetti: anzitutto quello anagrafico, con cui bisogna fare i conti e che sancisce un solco con una generazione troppo lontana e difficile da decifrare.

Dopo qualche minuto  di considerazioni come quelle appena espresse, il tenore dei nostri pensieri di è fatto meno serio e più ironico. In fondo in quella espressione, che era intenzionalmente offensiva, si potevano riscontrare alcuni aspetti certamente positivi: boomer è stata la generazione del boom (di cui noi non abbiamo beneficiato), quella che ha inventato molte delle “comodità” di cui oggi i millennials e le generazioni zeta beneficiano. Ci chiediamo se gli strumenti odierni, che noi boomer abbiamo fornito, non siano stati, in realtà, delle trappole inconsapevoli per le generazioni successive. I social sono davvero uno strumento di informazione? L’IA è uno strumento che agevola il pensiero o rischio di sostituirsi al pensiero critico individuale, in sostanza pensare al posto nostro?

Su questi che apparentemente erano dei pensieri banali, nati sull’onda emotiva di una sostanziale offesa, si è innescata una lunga serie di considerazioni che ci accompagna da giorni. Il rapporto con i nostri nipoti, l’uso più o meno distorto degli strumenti di comunicazione, l’utilizzo del pensiero critico individuale. In definitiva, il futuro stesso dell’uomo come essere pensante e come autore indiscusso delle proprie fortune. Il rapporto con le nuove tecnologie, particolarmente l’IA, è un tema complesso e a tratti non ben valutato nelle sue infinite implicazioni.

Alla fine sarebbe bastato, forse, fare una strada diversa quel pomeriggio o, più comodamente,  impicciarci degli affari nostri per evitare pensieri che contengono una componente di angoscia inevitabile.  Tornare indietro non si può ma si può cercare di intervenire, prima che sia tardi, con regole in grado di impedire di trasformare strumenti utilissimi in potenziali armi di distruzione di quel barlume di umanità che ancora ci distingue.

Massimo Conocchia

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