Ancora su Fumel
Tempo fa abbiamo pubblicato, su questo sito, un articolo sul colonnello Fumel, riportando quanto si leggeva ne “La Croce di Savoia”, giornale politico edito a Torino, da un certo Ferrari. Si pubblicò dal 1850 al 1852.
A proposito del suddetto articolo siamo riusciti a rintracciare, fra quanto abbiamo estrapolato, nel tempo, da vecchi giornali, qualcosa che avevamo dimenticato. Si tratta di un giornale, che si pubblicava, anch’esso a Torino: “La Gazzetta del Popolo”.
Ne scriviamo, per completezza d’informazione e per dare motivo agli studiosi di avere notizie sul detto personaggio.
Sotto la rubrica: “Sacco nero” si riporta: “Il seguente documento chiude la vertenza suscitata da ingiuste accuse pubblicate da un giornale di Torino sul colonnello Fumel: «Il sottoscritto, dietro convegno avuto in sua casa, presenti l’avvocato Savino Viola, maggiore Presbitero Alerino, capitano ingegnere Clerico, e dietro i più formali titoli dell’onoratezza ed onestà del signor colonnello Pietro Fumel, ispettore delle Guardie nazionali del Regno, a lui presentati, dichiara aver riconosciuto erronee e false le calunniose espressioni inserte nel nostro articolo del foglio num. 10 della Croce di Savoia, e gli rendiamo questa meritata testimonianza, chiedendogli scusa formale dell’errore in cui siamo incorsi…». E, continua la ritrattazione rilasciata in Torino il 30 aprile 1863.
La storia finisce qui? Diremmo proprio di no se il corrispondente da Napoli de “La Civiltà Cattolica”, ricordiamo che era il giornale pubblicato dai Gesuiti, sul numero del 9 maggio 1863, esattamente otto giorni dopo quanto riportato, scrive sul brigantaggio nelle province del regno, riportando quanto la Commissione della Camera segnalava sul fenomeno. Era solo un caso?
Ricciardi, nel suo intervento, riguardante il Matese, dice: “Ora bisogna che vi parli del colonnello Fumel, di questo signor Fumel, il quale si arroga poteri veramente straordinari, poteri enormi. E quello che è peggio, signori, si è che questo colonnello Fumel, il quale si vanta di aver fatto fucilare circa 300 briganti e non briganti, è sostenuto in alcuni luoghi dalle popolazioni”.
Fa rilevare, ancora che da un giornale ministeriale si ricava che “il numero dei briganti fucilati, perché presi colle armi alla mano, essere ammontato a 1.038; e questi oltre quelli uccisi negli scontri, oltre quelli costituitisi o fatti prigionieri. Il totale è di 7.151”.
Il giornalista considera, poi, che il nostro corregionale Luigi Miceli, “numerò e provò varie scellerate cose operate dallo stesso carnefice Fumel; e toccò d’innocenti o già dannati a morte e sottratti a stento per ordine del Ministero, o d’infelici trucidati per semplici ed infondati sospetti”.
Cediamo al Miceli, che tuona su quanto di orribile si era verificato nella nostra provincia: “Quando alcuni giornali, per dare una lode al colonnello Fumel, nei giorni scorsi dicevano, che egli aveva salvato la nostra provincia di Cosenza fucilando 350 briganti, io mi sono sentito correre il sangue al viso per la mia provincia! Ho deplorato la sua condizione infelice, ed ho detto a me stesso: ma perché tante vittime, perché sì estremo rigore, perché non si crede abbastanza efficace la legge, se non sono sì gravi e sì minacciosi i pericoli?…”.
A questo punto si potrebbe dire che i due avessero esagerato. Sorsero, infatti, contraddittori, ma si levò una voce insospettabile, Bixio, che “gridò forte”: “Sì, signori. Si è inaugurato nel Mezzogiorno d’Italia un sistema di sangue (…) Nel Mezzogiorno tutti quelli che hanno un soprabito vogliono trucidare quelli che non lo hanno”.
Il deputato Capone fece eco: “È verissimo! Questa è una gran verità!”.
Il cronista precisa, a scanso di equivoci: “Son tutte parole degli Atti ufficiali, e bastano a mostrare di qual ragione proceda nel Regno la reazione e la repressione”.
La Storia non è, dunque, quella presentata nei libri di testo delle scuole, bisogna farla ricercando su “atti ufficiali” e su documenti, non facendo il copia incolla, evitando, non come scientificamente fanno gli Storici, di citare la fonte.
Le conclusioni? A voi, lettori, le riflessioni se ve ne saranno!
Giuseppe Abbruzzo















